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Politica

Scajola cerca di rottamare il partito, ma il Pdl dice “no”

Di Redazione6 giugno 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Claudio Scajola

Claudio Scajola

ROMA — “Non sono un entusiasta, non sono convinto che le primarie si adattino al carattere degli italiani. Lo considero uno strumento complicato e facilmente taroccabile. Sono uno strumento ma non sono il migliore”. Lo ha detto in una intervista a Repubblica l’ex ministro del Pdl Claudio Scajola.

Più che le primario, Scajola vorrebbe rottamare il Pdl partendo dal nome e dal simbolo per costruire un percorso di lungo respiro, “un partito dei moderati, una casa che riunisca tutti quelli che in questi anni si sono allontanati”. Un appello, insomma, a finiani e a centristi che però non trova molte sponde tra i diretti interessati fatta eccezione per l’ex viceministro, Adolfo Urso, favorevole al progetto.

Lo bocciano invece il centrista Enzo Carra, che liquida con una punta di sarcasmo la proposta: “Noi dell’Udc in case pagate da ignoti non vogliamo abitarci”. E un secco no arriva da Fabio Granata, uno dei falchi di Fli. “Il centrodestra berlusconiano non vedrà mai un nostro ritorno all’ovile”. Ma un netta bocciatura arriva anche dallo stesso Pdl. Che accoglie l’idea di una casa comune dei moderati, ma rimanda al mittente il progetto di rottamare il Pdl. “Il partito va rinnovato non smontato”, taglia corto Cicchitto.

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