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Lettere Sport

Caro Cristiano, dicci che non ci hai tradito

Di Redazione2 giugno 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Cristiano Doni, il capitano

Cristiano Doni, il capitano

Caro Cristiano,
mai nella vita avrei pensato di doverti scrivere queste righe.Tutto quello che leggiamo sui giornali è sconcertante e stentiamo a crederci. Continuiamo a pensare che deve essere un grande equivoco, vogliamo credere alla tua buona fede.

Caro Cristiano, dicci che non è vero che dopo averci dato grandi emozioni hai trascinato il nome della Dea nel fango. Dicci che non hai gettato disonore sul mitico 72, che non hai sporcato questa bandiera, che non mi farai vergognare per la sciarpa che ho regalato a mio figlio.

Dicci, capitano, che la grinta che mostravi in campo era vera, che le tue magie erano solo per noi, che quando esultavi lo facevi davvero. Che non è vero che hai tradito la fiducia dei tuoi compagni che sul campo sputavano l’anima per riuscire ad onorare questa maglia. Dicci che non è vero che nonostante il presidente ti abbia dato tanti soldi hai svenduto tre partite della nostra squadra per poche migliaia di euro.

Caro Cristiano, dicci che non è vero che la vittoria strepitosa di questo campionato è fasulla, che noi tifosi abbiamo pianto per delle partite di plastica, che una festa da 100mila persone è stata tutta una farsa, che il presidente ha ballato con noi come un bambino ingenuo senza sapere che il più importante dei suoi giocatori lo stava ingannando.

Caro Cristiano, dicci che non è vero che hai tradito una città che ti ha dato onori e benemerenze, amore e affetto, che ti ha eletto bergamasco per tutta la vita, che non hai tradito una tifoseria disposta a battersi per te, una squadra che credeva in te ciecamente come il capo guerriero da seguire in ogni battaglia, che non hai tradito una società che ti ha dato fiducia, soldi e notorietà e che voleva darti un futuro come uomo simbolo.

Dicci che Bergamo, i tifosi e l’Atalanta non dovranno sopportare la cocente umiliazione della retrocessione forzata. Dicci che stiamo solo vivendo un incubo, che il calcio per cui ci esaltiamo, soffriamo, emozioniamo è ancora uno sport vero e non fatto di vigliacchi che decidono sottobanco. Dicci che non ti saresti mai giocato un’intera carriera per una manciata di schifosissimi euro.

Caro Cristiano, dicci che è tutto un grande errore, che con quella gentaglia tu non c’entri, che la favola del nostro capitano non morirà nel peggiore e più straziante dei modi.

LETTERA FIRMATA

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