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Poesie

“La notte ciclica” di Jorge Luis Borges

Di Redazione1 giugno 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Lo sapevano gli ardui alunni di Pitagora:
come le stelle tornano ciclicamente gli uomini;
ripeteranno gli atomi fatali l’incalzante
Afrodite dorata, i tebani, le agore.
In epoche future opprimerà il centauro
col piede solidungo il petto del lapita;
fatta polvere Roma, gemerà il minotauro
nell’infinita notte del suo palazzo fetido.
Ritornerà ogni notte d’insonnia, minuziosa.
Dal medesimo ventre rinascerà la mano
che adesso scrive. Eserciti di ferro costruiranno
l’abisso (David Hume disse la stessa
cosa).
Non so se torneremo in un secondo ciclo
come le cifre d’una frazione periodica;
ma so che un misterioso rotare pitagorico
ogni notte mi lascia in un luogo del mondo
che è di periferia. Un angolo remoto
che può trovarsi a nord, oppure a sud o a ovest,
ma ha sempre un muricciolo di un pallido celeste,
un folto fico scuro e un marciapiede rotto.

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