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Editoriali Politica

Berlusconi e il doppio capolavoro all’incontrario

Di Redazione1 giugno 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Pisapia e De Magistris

Pisapia e De Magistris

Nonostante sia già partita la caccia alle streghe, colpevoli della sconfitta elettorale più bruciante della storia del Pdl, sono in pochi dentro il partito ad avere il coraggio di riconoscere che buona parte della colpa sia di Silvio Berlusconi in prima persona.

Alla fine a pagare dazio sarà probabilmente il coordinatore regionale Mario Mantovani, capro espiatorio di una campagna elettorale gestita in maniera disastrosa da parte del premier e dei suoi seguaci più radicali. Dopo aver concesso uno spazio spropositato ai liberali e agli ex An dentro il partito, Berlusconi si è reso conto troppo tardi che la situazione gli era sfuggita completamente di mano: ormai i nipotini dei fascisti capitanati da Daniela Santanché avevano alzato i toni della polemica, spaventando l’elettorato moderato e facendo apparire moderato persino Pisapia, che non ha mai rinnegato le sue radici comuniste nei turbolenti anni Settanta.

Detto per inciso, una cosa simile – anche se differente nei toni – è avvenuta negli ultimi anni anche a Bergamo. Spazzata via l’area cattolica che faceva capo ad Arnoldi e quella laica ed ex socialista di Pagnoncelli, l’asse politico del partito in Bergamasca si è spostato sulle posizioni liberali di Saffioti, mentre gli ex An di Corsaro hanno eroso man mano fette di potere così consistenti da arrivare a piazzare due sindaci nelle città più importanti della provincia: Bergamo e Treviglio.

Ma tornando alla questione Amministrative, Berlusconi è riuscito a far apparire la sconfitta di Milano come una vittoria dei suoi avversari del Pd, quando in realtà Pisapia ha molto poco a che vedere con il Partito Democratico e molto in comune con gli ambienti radical-chic che negli anni Settanta si riconoscevano nella Democrazia Proletaria di Mario Capanna e successivamente in Rifondazione Comunista di Fausto Bertinotti. Ha poco da gioire dunque il segretario regionale del Pd, il bergamasco Maurizio Martina, osannato dalla stampa locale che gli ha attribuito meriti impropri nella vittoria di Milano.

Martina ringrazi il Cavaliere che è riuscito in un doppio “capolavoro” all’incontrario, d’antologia politica. Presentatosi come colui che era in grado di arginare lo strapotere della magistratura, Berlusconi ha fatto vincere un ex magistrato a Napoli. Presentatosi come paladino della lotta al comunismo, ha fatto vincere un ex comunista a Milano. Difficile, francamente, fare meglio…

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