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Novanta metri sotto terra: 15 bergamaschi in moto al Cern

Di Redazione13 maggio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I bergamaschi davanti al gigantesco LHC

I bergamaschi davanti al gigantesco LHC

BERGAMO — Per ben due volte hanno avuto il privilegio di vedere il celebre Large Hadron Collider, la macchina più complessa mai realizzata, da vicino. La fortuna, a cui aspirano milioni di appassionati di scienza, è toccata a un gruppo di bergamaschi. Sono i 15 motoclisti del Motoclub Abb Sace di Dalmine che in due distinte occasioni sono andati nelle viscere della Terra, in visita a quell’anello di 27 chilometri che il Cern ha costruito novanta metri nel sottosuolo di Ginevra.

Qui gli scienziati di tutto il mondo, fa cui anche alcuni ingegneri bergamaschi, stanno compiendo la più grande avventura scientifica di tutti i tempi. L’obiettivo è quello di ricreare le condizioni esistenti immediatamente dopo il Big Bang che generò l’universo e scovare il bosone di Higgs, la cosiddetta particella di Dio, a cui, secondo la teoria, si deve la massa.

Per arrivare fin là, i motociclisti bergamaschi hanno attraversato le Alpi, per una gita di due giorni in moto e scooteroni che ha compreso anche Ginevra. E pare abbiano portato fortuna anche agli scienziati. E’ notizia dei giorni scorsi che al Cern abbiano rilevato tracce del bosone. Ma si attendono ulteriori conferme. Per realizzare questa straordinaria impresa è stato costruito appunto il Large Hadron Collider (Lhc), un super-acceleratore di particelle da 12 miliardi di euro. Una macchina dalla complessità inaudita. Che opera a 1,2 Tev (tera-electron volt), un livello superiore al record di 1 Tev dell’acceleratore Fermilab (Usa). Anche se, a regime, l’energia finale prevista è di 7 Tev per poi fare una salto fino a 10 e arrivare a toccare i 14.

“Vedere da vicino questa macchina – racconta il bergamasco Everardo Melocchi che ci ha gentilmente concesso queste foto – è stata un’esperienza straordinaria. E’ difficile immaginare la complessità di questo super-acceleratore se non li vede di persona. Prima di farci scendere nell’anello sotterraneo, una guida ci ha spiegato cosa stava succedendo là sotto. Per me, che sono un appassionato di elettronica ed elettrotecnica, è stato fare un salto nella scienza che non dimenticherò mai”.

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