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Italia

Melania: quei tre elementi che non quadrano

Di Redazione13 maggio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gli investigatori durante le indagini

Gli investigatori durante le indagini

ASCOLI PICENO — Ci sono tre elementi che non tornano nella vicenda di Melania Rea, la giovane mamma assassinata e trovata morta il 20 aprile nei boschi del Teramano. Tre oggetti su cui gli inquirenti stanno concentrando la loro attenzione per venire a capo di quello che il sostituto procuratore di Ascoli anche oggi ha chiamato “rompicapo”.

Il primo elemento è l’anello della ragazza, trovato durante i primi sopralluoghi nel bosco delle Casermette a una certa distanza dal luogo in cui è stato trovato il cadavere. Se n’è avuta notizia solo ieri. Si tratta dell’anello di fidanzamento della donna, in oro con un solitario. Le ipotesi sono che la donna possa averlo lanciato addosso a qualcuno al culmine di una lite, oppure averlo perso durante la colluttazione con il suo assassino.

Il secondo elemento, riguarda Salvatore Parolisi e l’amico Raffaele Paciolla che aveva partecipato alle ricerche subito dopo la sparizione. Ebbene, Salvatore è stato spesso impreciso durante gli ultimi interrogatori circa la posizione del corpo della moglie nel Bosco delle Casermette. D’altronde non l’ha vista di persona. Ma ha raccontato di avere visionato delle foto scattate dal cellulare dell’amico Paciolla. Solo che Paciolla invece sostiene di non avere mai scattato foto, e ha messo a disposizione il suo telefonino. Probabile che gli inquirenti lo sentano di nuovo nei prossimi giorni. Mentre un nuovo incontro con Parolisi non sembra imminente.

Il terzo elemento è il cellulare della vittima. Secondo alcune indiscrezioni il telefonino sarebbe tornato a squillare mercoledì 20 aprile, dopo essersi spento alle ore 19 di lunedì 18 aprile, giorno della scomparsa della 29enne di Somma Vesuviana. Tesi confermata nei giorni scorsi anche dalla stessa madre di Melania, Vittoria.

Molte le ipotesi. Fra tutte quella che una volta abbandonato nel bosco, e dopo decine di chiamate di parenti e amici della vittima, la batteria del telefonino si sia scaricata. Oppure l’assassino lo ha spento, togliendo la batteria dal suo vano, per poi rimetterla e riattivarlo due giorni, mercoledì 20 appunto. Naturalmente prima che il cadavere della vittima fosse ritrovato, forse – qualcuno sostiene – proprio per far credere che la donna fosse morta in quel giorno, e non due giorni prima.

Intanto, pare che i funerali di Melania si svolgeranno all’inizio della prossima settimana, a Somma Vesuviana, nel napoletano. Lo ha confermato oggi a Teramo il fratello della donna, Michele Rea, dopo il nulla osta della magistratura alla sepoltura di Melania, al termine della seconda autopsia sul cadavere effettuata all’obitorio dell’ospedale del capoluogo abruzzese.

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