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Il futuro di Doni? I giocatori si comprano, gli uomini veri no

Di Redazione10 maggio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Cristiano Doni

Cristiano Doni

BERGAMO — La verità, l’unica verità è che non ha ancora deciso. Cristiano Doni ha ancora tre settimane di tempo per capire al popolo bergamasco cosa vuol fare: le prossima stagione giocherà ancora? Dirà basta con il petto gonfio di orgoglio per la promozione appena centrata?

Non so cosa succederà, però posso dire anche per il capitano quanto ho già detto per Colantuono: tutte le strade portano ad un altro anno in campo. Non è la traduzione scritta di una speranza bensì la ferma convinzione che uno come lui, in questa squadra, serva da matti.

“Voglio capire cosa si aspettano da me, cosa mi chiedono”. Con questa affermazione Doni ha fatto capire che i prossimi colloqui saranno determinanti. Lui si diverte, nello spogliatoio è un trascinatore ma vuole troppo bene a questa squadra per accettare di non poter essere nemmeno più un gregario.

Ed è questa la chiave di lettura più importante pensando al prossimo futuro. Già, perchè dire “sarebbe il momento giusto di smettere” è semplicemente logico: 38 anni, vengo da due anni difficili in cui sono retrocesso e ho dovuto sudare per ritornare a gioire. Quindi, al culmine della parabola ascendente, saluto e mi siedo in poltrona. Ragionamento che non fa una grinza.

Però poi ci sono le emozioni, quelle vere. E se pensiamo a quelle che attraversano il numero 27 nerazzurro e tutta la gente dell’Atalanta quando scende in campo è normale pensare positivo. L’ho già scritto e lo ribadisco: lui è l’unico uomo in grado di trascinare i compagni in qualsiasi situazione. Nel bene e nel male, l’Atalanta di oggi è Doni-dipendente.

I giocatori (e quindi valori tecnici e tattici) si comprano, gli uomini veri invece no. Quelli devi essere bravo a riconoscerli e fortunato a convicerli: Antonio Percassi è uno che vede lontano, valuta il lavoro dei suoi collaboratori (non a caso ha rinnovato il contratto di Zamagna) e non lascia nulla al caso perchè si è circondato di gente che lavora un sacco e controlla tutto. La considerazione del presidente per il capitano non è né banale né normale, i due si parlano spesso e il ruolo di Doni è chiaro a tutti. Dal numero uno in giù. E siccome a Zingonia conoscono le pieghe del gruppo meglio di chiunque altro è normale pensare che Doni giocherà almeno per un’altra stagione.

Con che ruolo? Semplice, semplicissimo: quello del leader. Non è necessario che segni dei gol, per quelli si può andare sul mercato. Non è importante quante presenze o quanti minuti giochi e nessuno pensi che sia talmente intoccabile da non poter restare fuori: per fare un  esempio, il più grande bomber della storia della Dea ha giocato 4 minuti a Varese alla seconda di campionato. Perchè lui, in quello stanzone, deve esserci.

L’Atalanta di oggi non ha un altro giocatore con un carisma così importante. Gianpaolo Bellini è un ragazzo diverso, non molla mai e ci mette sempre l’anima ma può dare l’esempio sul piano dell’abnegazione e del sacrificio. Cristiano Doni invece è… Cristiano Doni. Un’altra sua stagione gioverà a Bonaventura, sarà importante ad esempio per Barreto e per molti altri compagni che la A con l’Atalanta non l’hanno mai fatta o che magari ci tornano ma hanno un po’ di timore di non farcela subito.

Cristiano, forza, dacci la buona notizia. Alla tua Atalanta servono uomini, non campioni. Quelli si comprano, uno come te in giro non si trova.

Fabio Gennari

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