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Italia

Melania: il coltellino trovato non è l’arma del delitto

Di Redazione3 maggio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gli investigatori al lavoro

Gli investigatori al lavoro

TERAMO — Non è l’arma del delitto il coltellino da cercatore di funghi recuperato da un volontario della Protezione civile che aveva partecipato alle ricerche nei boschi, e che nei giorni scorsi è stato consegnato a chi indaga sulla morte di Melania Rea.

Dall’esame dei carabinieri del Ris incaricati degli accertamenti tecnici, l’oggetto non sembra collegabile al delitto. Così come la siringa piantata nel seno della donna è una pura messa in scena. Sì perché l’oggetto era già stato usato da qualche tossicodipendente e l’assassino o gli assassini probabilmente l’hanno raccolto da terra, sul posto.

Un’evidente messinscena, ha confermato il Ris, che ha individuato sull’involucro esterno il Dna di un uomo e una donna estranei alla vicenda. Nuovi sopralluoghi e nuovi interrogatori si sono svolti anche oggi: stando a voci non confermate sarebbe stata sentita, in Puglia, anche una soldatessa che ha frequentato il Rav Piceno con il caporalmaggiore Parolisi come istruttore.

Un gran lavoro di riscontri e verifiche incrociate che non farebbe presagire una svolta immediata nelle indagini, anche se la procura si muove nel consueto profilo di riserbo. I primi risultati degli accertamenti del Ris stanno arrivando a macchia di leopardo, e, come spiega uno degli investigatori, “si interroga chiunque abbia occhi”, e possa aver visto o percepito qualcosa che aiuti a individuare l’omicida, ed eventuali complici.

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