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I grandi fatti

Ecco il fortino in cui viveva Osama (video)

Di Redazione3 maggio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La riproduzione del fortino di Osama Bin Laden

La riproduzione del fortino di Osama Bin Laden

ISLAMABAD, Pakistan — IL governo americano ha confermato, attraverso esami del dna, che Osama Bin Laden è morto in uno scontro a fuoco con i commandos americani durante il blitz avvenuto l’altra notte ad Attaband, cittadina di vacanza dei ricchi pachistani, a Nord di Islamabad.

Nel frattempo sono spuntate le prime immagini dell’operazione dei Navy seals. Dopo l’11 settembre Osama bin Laden era diventato un fantasma: gli americani hanno bombardato per settimane le caverne sui monti afghani di Tora Bora, dove pensavano fosse nascosto, ma lui è riuscito a fuggire. Da allora si riteneva che vivesse nelle aspre zone tribali del Pakistan. Domenica notte invece si trovava in una grande villa circondata da alte mura in un quartiere residenziale di Abbottabad.

ll simbolo mondiale dell’estremismo islamico si trovava in un complesso residenziale fortificato e con misure di massima sicurezza. Abbottabad è una zona del Pakistan fuori dalle cosiddette aree tribali per anni sospetto rifugio del terrorista. La città è la più importante sulla Karakorum Highway, “l’autostrada” che da Islamabad conduce in Cina attraverso i passi dell’alto Kashmir. E’ abitata da popolazione a maggioranza di etnia pashtoun. Due particolari dovrebbero far riflettere. Il primo è che a poca distanza dal luogo in cui aveva trovato rifugio Osama, c’è Tarbela: uno dei maggiori centri di addestramento per le truppe speciali pakistane. Il secondo è che, pochi chilometri dopo Abbottabad, la strada s’incunea fra gole profondissime e montagne impervie. Su una delle pareti di roccia che affiancano la strada c’è una scritta gigantesca in inglese: “Proud to be Muslim” (fiero di essere musulmano).

Il compound in cui si trovava Osama Bin Laden non era proprio una casa qualunque. Il complesso è grande otto volte di più delle case adiacenti, è circondato da un muro alto fino a 5 metri e mezzo su cui corre il filo spinato, con altri muri posti all’interno che separano le varie zone. Vi si accede tramite due ingressi principali presidiati dalla sicurezza. Per mantenere la “privacy” dei residenti, l’immondizia veniva bruciata all’interno invece di farla raccogliere. Poche le finestre verso l’esterno e balconi protetti da muri alti oltre 2 metri. La proprietà è valutata circa “un milione di dollari americani, ma stranamente non ci sono connessioni telefoniche o internet”, raccontano ancora i funzionari Usa.

Lì viveva con almeno due sue mogli e sette suoi figli e vari collaboratori. Fra questi anche il corriere che ha messo involontariamente la Cia sulle sue tracce, ucciso ne blitz. La grande magione era senza internet e collegamenti telefonici.

Il blitz, ha reso noto Obama, ha ricevuto il via libera venerdì scorso. La missione, hanno lasciato filtrare fonti del Pentagono, era di uccidere Bin Laden, non di catturarlo. Il raid è stato condotto in 40 minuti nel primo pomeriggio di ieri ora di Washington, quando in Pakistan era da poco passata la mezzanotte, da un commando di un 15-20 incursori dei Navy Seals giunti con un paio di elicotteri dall’Afghanistan. Bin Laden ha combattuto ed è stato colpito alla testa. Nella sparatoria sono morti anche un suo figlio, due miliziani e una donna, usata probabilmente come scudo umano. Arrestate due sue mogli, sei figli e altri quattro collaboratori.

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