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Politica

Prodi: l’Europa politica non esiste (video)

Di Redazione29 aprile 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Romano Prodi

Romano Prodi

BERGAMO — Ha parlato quasi esclusivamente di politica internazionale Romano Prodi a Bergamo. Al convegno di ieri pomeriggio, dal titolo emblematico “Cosa sta capitando al mondo?”, organizzato dalla Fondazione Zaninoni dell’ex europarlamentare Pia Locatelli, il “Professore” ha tenuto una lezione di geopolitica ed economia di alto livello. E ai giornalisti che, in una piccola conferenza stampa, gli chiedevano con insistenza lumi sulla politica italiana ha risposto secco: “Non è l’argomento di cui sono invitato a parlare”, ha girato i tacchi ed è salito sul palco.

Davanti a circa 500 persone, sala del centro congressi strapiena, Prodi si è trovato davanti tutto lo stato maggiore del centrosinistra bergamasco. Dopo aver ringraziato Filippo Maria Pandolfi a cui deve l’ingresso in politica, il Professore si è lanciato nella analisi della situazione internazionale.

“Siamo di fronte a un mutamento repentino e complessivo della storia – ha esordito -. Dopo il muro di Berlino gli esperti prevedevano un periodo di stabilità, il cosiddetto “Secolo americano” dominato dagli Stati Uniti, invece in pochi anni è cambiato tutto, da un mondo monopolare a multipolare”.

“La chiave di volta è stata la guerra in Iraq – ha detto Prodi – che ha frantumato l’Occcidente. Ricordo ancora le tensioni fra Blair e Putin al G8, quando i due leader sono quasi venuti alle mani. Sono tensioni difficili da ricomporre. Quella guerra ha dato spazio alla Cina per crescere. Mentre la Russia, intervenendo in Georgia e meno in Ucraina, ha ricostituito l’area cuscinetto intorno a sé”.

“La Cina, che oggi possiede 2000 miliardi di dollari in buoni del tesoro americani, è stata assente dalla storia del mondo per soli due secoli e mezzo. Ora sta riprendendosi un ruolo di leader. Da economia imitatrice è passata ad un’economia d’innovazione attraverso le università. E tenete conto che circa la metà del paese deve fare ancora il salto in avanti. Le aziende a basso tasso di ‘cervello’ sono state trasferite all’interno del paese, oppure in Vietnam e Cambogia”.

“In questo scenario – ha detto l’ex presidente della Commissione Europea – tutto è interconnesso, legato, ma manca una vera leadership che porti a soluzioni condivise. L’Europa addirittura non esiste”.

“Nonostante il nostro debito pubblico sia inferiore a quello degli Stati Uniti, gli Usa hanno schemi molto più soldi. L’Europa non ha voluto completare il cammino cominciato con l’Euro. Gli americani non hanno mai ostacolato l’Unione Europea. Semplicemente oggi a loro l’Europa non interessa per niente, perchè non ci credono. E’ come un amore perduto o impossibile”.

“In Medioriente l’Europa, pur avendo i rapporto commerciali più elevati, non ha nessuna influenza. L’Europa a due pistoni, Germania e Francia, non esiste più. La Germania va da sola. Al suo interno ci sono derive populiste che non vogliono l’euro, ma la comunità d’affari tedesca è ben consapevole che la Germania è diventata grande grazie alla moneta unica e che non ne può uscire, pena il ritorno alle origini”.

Quanto alla cronaca recente e alla situazione del Nordafrica, Prodi non ha dubbi: “Il vero problema è l’Egitto. Si tratta di un paese di 80 milioni di abitanti, culla del pensiero arabo, con presenza di estremismo islamico. Abbiamo salutato la rivoluzione portata dai giovani con grande entusiasmo ma ora chi li aiuta più? Erano ragazzi colti e disoccupati. Ora sono colti e più disoccupati di prima. In Egitto cresce la miseria. Gli investimenti stranieri sono fuggiti al ritmo di 500 milioni al giorno. Il paese è in mano all’esercito. La rivoluzione liberale dov’è? E lo stesso vale per la Tunisia”.

“Il problema è che l’Occidente è ossessionato dalla paura: dell’immigrazione, dell’economia. Ebbene, papa Giovanni Paolo II diceva: non abbiate paura. La forza della nuova generazione cinese è che sentono il futuro nelle loro mani. Come accadde in Europa nel Dopoguerra. Dobbiamo anche noi tornare a progettare il nostro futuro senza timori. Lo dobbiamo ai nostri figli”, ha concluso Prodi.

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