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Melania: s’indaga fra i conoscenti

Di Redazione26 aprile 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Melania Rea

Melania Rea

TERAMO — Nuovo sopralluogo dei magistrati che conducono l’inchiesta sulla morte di Carmela Melania Rea, scomparsa dal pianoro di colle San Marco di Ascoli Piceno il 18 aprile e ritrovata uccisa a coltellate due giorni dopo nei boschi del Teramo. Ieri mattina sul pianoro sono tornai a cani molecolari, gli accertamenti si sposteranno nel Bosco delle Casermette nel pomeriggio. Intanto vengono ascoltati vari testimoni.

L’indagine per l’omicidio di Carmela Rea, barbaramente uccisa a coltellate da mani ancora ignote, prosegue a ritmo serrato. Quattro procuratori la coordinano, vi prendono parte i carabinieri delle province di Ascoli e Teramo, la Guardia di Finanza con i cani del proprio soccorso alpino, il Corpo forestale dello Stato e i Ris di Roma, che fra venerdì e sabato hanno analizzato a fondo soprattutto il chiosco della pineta al Bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella, in Abruzzo, dove giaceva il corpo di Melania.

Lì sono stati trovati evidenti segni di colluttazione, con ferite d’arma da taglio sul legno. La speranza è trovare tracce biologiche dell’assassino che, secondo quanto si immagina, nel furioso scontro con Rea in lotta per la propria vita, potrebbe essere stato a sua volta ferito o comunque aver lasciato qualche traccia sul legno (impronte, sangue, sudore, brandelli di pelle).

ll killer ha ricostruita la scena del crimine ad arte, ma in modo ingenuo, per depistare gli investigatori. Sul luogo in cui è stato ritrovato il cadavere c’è un ”ordine” creato dall’omicida, ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli, Alessandro Patrizio, secondo cui è stata ”montata una scena alternativa”. Il riferimento, in particolare, è alla siringa e al laccio emostatico ritrovati in loco, con cui si presume che l’assassino abbia voluto indirizzare le indagini verso un’altra pista, magari quella della droga. Se così fosse, la messinscena sarebbe piuttosto naif.

Melania è stata ritrovata con i pantaloni e gli slip abbassati, ma i primi esiti dell’esame autoptico escluderebbero la violenza sessuale. Un’altra falsa falsa pista creata ad arte dall’assassino? Anche su questi aspetti si sta concentrando in queste ore lo sforzo investigativo. Si cerca intanto il telefonista che nel pomeriggio del 20 aprile, con una chiamata fatta da Teramo e intercettata dal 113 locale, ha fatto scoprire il cadavere. ”Non abbia paura, anche se ha tardato un’ora a dare l’allarme”, è l’ appello che gli rivolgono gli inquirenti chiedendo anche che si faccia avanti chiunque fra l’alba del 18 aprile (quando Melania è scomparsa a Colle San Marco) e il pomeriggio del 20 (quando è stata ritrovata) è transitato o ha addirittura sostato nella pineta del Bosco delle Casermette, fra il chiosco, le panche e i tavoli in legno per pic-nic utilizzati da famiglie ed escursionisti. In entrambi i casi qualcuno potrebbe raccontare qualcosa di interessante alle indagini, magari particolari all’apparenza insignificanti, ma che potrebbero invece essere determinanti per scoprire il volto dell’assassino.

E fra i testimoni, nella caserma dei carabinieri di Ascoli, sono state sentite dal pm Carmine Pirozzoli alcune persone che nell’imminenza della scomparsa di Melania Rea, il 18 aprile, sono entrate in contatto col marito Salvatore Parolisi, che chiedeva loro se avevano visto una donna mora, da sola. Sono ciclisti e motociclisti che si trovavano quel giorno sul pianoro di San Marco e che verranno sentiti di nuovo oggi.

Gli investigatori vogliono anche chiarire chi altro c’era a San Marco nel pomeriggio del 18 ed è entrato (e in che modo) in contatto con Parolisi. E ancora, si ricostruisce la giornata della coppia, da quando Melania si era fatta visitare per un dolore alla schiena alla decisione, estemporanea, di andare a trascorrere un po’ di tempo sul pianoro, prima di raggiungere alcuni amici ad una festa di compleanno, prevista per le 16 di quel pomeriggio.

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