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Incidente di percorso? No, sconfitta importantissima

Di Redazione17 aprile 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Cristiano Doni

Cristiano Doni

BERGAMO — La sconfitta subita dall’Atalanta contro l’Empoli è importante. Molto importante. Non mi riferisco alla classifica, a questa squadra manca solo la matematica per festeggiare la promozione e nessuno si metta in ansia pensando ad altro, bensì ai segnali che sono arrivati dal terreno di gioco.

Dal punto di vista delle occasioni da rete, l’Atalanta ha vinto. Ceravolo al 24′, Padoin al 44′, Doni al 49′, Ceravolo al 56′, il gol di Doni al 74′, Ferreira Pinto al 78′ e al 93′, Barreto al 95′. Fanno 7 tentativi puliti che hanno prodotto una parata dell’ottimo Pelagotti o una chiara occasione da rete contro i due soli dell’Empoli: purtroppo, Mchelidze e Soriano, hanno insaccato alle palle di Consigli.

Ed è proprio qui che si evidenzia l’aspetto più importante della sconfitta nerazzurra: la squadra non riesce a tenere lo stesso livello di concentrazione per tutta la partita. Anzi, addirittura ci sono momenti in cui pare arrivi un black-out inspiegabile che a volte non costa nulla ma altre volta fa molto male. Alcuni esempi? A Modena, dopo il vantaggio e contro la Triestina ad inizio partita. E ancora ad Ascoli, ad Empoli nella gara di andata (qui dall’inizio alla fine) o a Piacenza. E probabilmente ne dimentico altre.

Forse in casa si nota meno perchè l’ambiente spinge molto e i giocatori danno tanto, è ovvio che non si può sempre andare al massimo però un conto è mancare sul piano fisico mentre diverso è se succede per dei rilassamenti mentali. Nel dopo partita l’ha confermato il direttore generale Spagnolo, lo stesso Colantuono ha detto che prima o poi sarebbe dovuto accadere ed anche in settimana i richiami del presidente ad una costante corsa sul filo del rasoio nonostante tutti pensino che l’Unico Obiettivo sia ormai raggiunto suonano adesso come un monito.

Nessun dramma, sia chiaro. Però pensando al futuro è indubbio che il lavoro di Stefano Colantuono non è ancora finito. Già, perchè oltre al discorso tattico non si può ignorare come il tecnico sia molto bravo a motivare e tenere sulla corda i suoi giocatori. Mercato a parte, per una realtà come quella dell’Atalanta è necessario avere doti di grinta, cuore, carattere e abnegazione superiori agli avversari perchè altrimenti lo yo-yo tra serie A e serieBwin rischia di palesarsi con triste continuità.

In questo gruppo ci sono valori importanti, l’anno prossimo con il tecnico di Anzio in panchina si parte sicuramente più avanti rispetto ad un eventuale nuovo allenatore a meno che al timone torni chi che con parecchi di questi giocatori ha già fatto ottime cose: Gigi Del Neri. Fantacalcio a parte, provate a pensare se l’anno prossimo in serie A questa Atalanta si presentasse senza Colantuono e Doni: la scossa, la grinta, il carattere che leader possono avere? San Cristiano non è eterno, Bonaventura ha qualità importanti ma non è ancora un trascinatore.

Chiudo con le scelte del mister. Bonaventura al posto di Doni dal primo minuto aveva una sua logica, il capitano a Modena ha speso molto e nell’inferno di Crotone il suo carisma e la sua esperienza serviranno molto. In settimana, poi, l’esterno marchigiano si è mosso bene in allenamento e contro l’Empoli meritava una chance. Barreto non giocava da un mese quindi la panchina è normale, nella ripresa il passaggio alla difesa a tre contro il solo Coralli è stata una mossa intelligente anche se poi i nerazzurri non sono stati così bravi nella ricerca dell’ampiezza come sarebbe stato necessario.

Certamente, ci fosse un Pettinari in forma anche a sinistra si potrebbe cercare il fondo. Sicuramente, questa settimana Marilungo (due partite out per una botta paiono già molte) e Tiribocchi verranno valutati al meglio e per la trasferta di Crotone ci si preparerà al massimo: senza Manfredini e Capelli (squalificati) sarà dura. Ma qui, nessuno ha paura.

Fabio Gennari

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