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Yara: nessun collegamento con il suicidio del carabiniere a Zogno

Di Redazione14 aprile 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I carabinieri indagano su Yara

I carabinieri indagano su Yara

BREMBATE SOPRA — Non c’è alcun collegamento fra la vicenda di Yara Gambirasio e la morte per suicidio di un brigadiere dei carabinieri di Zogno che porta lo stesso cognome, avvenuto la sera prima della scomparsa della ragazza, il 25 novembre scorso. Lo ha precisato il pubblico ministero Letizia Ruggeri, titolare delle indagini su entrambi i casi.

Nessuna parentela, nessuna relazione fra le due storie. Solo una leggenda metropolitana alimentata dai forum su internet. I due casi sono separati. Il 25 novembre scorso, nella caserma di Zogno, un brigadiere dei Carabinieri si suicida con un colpo di pistola alla testa. Il giorno dopo, a Brembate Sopra, una ragazzina di 13 anni scompare nel nulla. Si chiama Yara Gambirasio e, ecco il punto di contatto che ha dato adito alle illazioni, porta lo stesso cognome del brigadiere scelto che poche ore prima si era tolto la vita nella sede dell’arma di via XXV aprile, sulla provinciale della Valle Brembana: Pierluigi Gambirasio.

Una singolare coincidenza. Tanto è bastato, perché la rete si scatenasse in una serie di illazioni incontrollate su un collegamento fra i due casi, favorite anche dalla pressoché totale mancanza d’informazioni attendibili sulla prima vicenda. Da mesi i forum sono pieni di ipotesi a metà strada fra il fantasioso e l’inquietante. C’è chi sostiene una parentela diretta fra il carabiniere e la ragazzina scomparsa: zio e nipote. Altri si sono spinti ancora più avanti ipotizzando un legame diretto fra i due drammi: la morte dello “zio” e la scomparsa della “nipote”. Tutto falso.

Certo invece che il carabiniere morto suicida in caserma a Zogno aveva 53 anni ed era forza da anni al Nucleo Operativo della Compagnia. Il brigadiere capo Pierluigi Gambirasio era molto conosciuto nella zona della Valle Brembana. Il giorno prima della scomparsa di Yara, il militare era nel suo ufficio, quando per cause mai rese note, aveva premuto il grilletto con la pistola d’ordinanza. Sul posto, quella sera sono giunti subito il comandante della Compagnia Filippo Bentivogli e il comandante provinciale dell’Arma Roberto Tortorella.

Sono ancora molti gli aspetti da chiarire di questa vicenda. La procura della Repubblica di Bergamo, a quattro mesi di distanza, non ha ancora chiuso l’inchiesta. Sta indagando per istigazione al suicidio. Le indagini si concentrano sul delicato ambiente di lavoro del brigadiere, che si occupava di traffico di stupefacenti. Il corpo, secondo quanto trapelato, è stato ritrovato da un civile, in una caserma dei Carabinieri, nonostante i militari lavorassero negli uffici contigui al luogo del ritrovamento. Per venire a capo della vicenda gli accertamenti sono stati affidati alla polizia giudiziaria della procura che ha sequestrato i computer di casa e d’ufficio del brigadiere.

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