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Treviglio, il paradosso: il Centrodestra bergamasco sfida il Centrodestra trevigliese

Di Redazione13 aprile 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Treviglio

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TREVIGLIO — Sono 20 i chilometri che separano Treviglio da Bergamo. Ma è più la distanza politica, economica e di mentalità che divide la città della Bassa dal capoluogo, di quella che separa Bergamo da Milano. Di questo avrebbero dovuto tener conto le segreterie provinciali di Pdl e Lega nella scelta del loro candidato sindaco a Treviglio. La logica avrebbe imposto un candidato locale. A correre per la poltrona di primo cittadino sarà invece Giuseppe Pezzoni, il “papa straniero” come lo chiamano da queste parti nonostante, a suo dire, abbia passato 31 anni a lavorare nella città della Bassa.

Una candidato forte, l’ex sindaco di Pagazzano. Presidente della Fondazione Mia e con altri incarichi di prestigio. Persona degnissima, intendiamoci, ma che sta a Treviglio come Otello stava a Venezia. I candidati locali, quelli che legittimamente aspiravano alla candidatura, sono stati esclusi dai partiti ufficiali. Poco male: hanno presentato delle liste civiche, che da queste parti hanno sempre avuto un certo successo.

Il risultato politico però è un altro: alle elezioni amministrative del 16 e 17 maggio prossimo saranno due i centrodestra in gara a Treviglio. Il primo, quello bergamasco rappresentato da Pezzoni, risponde a strategie politiche più ampie, che vanno ben oltre i confini della città della Bassa. E’ il centrodestra delle segreterie provinciali, quello che serve per mantenere l’equilibrio fra Pdl e Lega in via Tasso a Bergamo. Quello della grande economia, in ottica di sviluppo del territorio. Quello che piace a uno che da queste parti conta molto ed è amato poco: lo chiamano “il piccoletto di Caravaggio”, vi risparmiamo le definizioni più ardite, e non è difficile immaginare di chi si tratti.

E poi c’è il centrodestra trevigliese. Quello delle botteghe, degli esercenti, dei negozianti, degli avvocati e dei professionisti. Insomma della media borghesia del centro urbano. E’ rappresentato da Patrizia Siliprandi, farmacista ed ex capogruppo della Lega in consiglio comunale. Donna coriacea, pronta alla battaglia politica, ma silurata senza troppi complimenti dal segretario provinciale dei lumbard Cristian Invernizzi. La Siliprandi continua a professarsi leghista. Sarà affiancata da tre liste civiche compresa quella del compianto Enzo Riganti, geometra col pallino della politica.

Dunque, il centrodestra bergamasco gareggerà contro il centrodestra trevigliese. Almeno al primo turno. Anche se, viste le parole forti della vigilia, accompagnate da epurazioni ed espulsioni, pare difficile un apparentamento al secondo. Pezzoni è il favorito. Le tre liste civiche della Siliprandi sono quotate al 10 per cento. I militanti sperano al 20: “I trevigliesi vogliono essere governati dai trevigliesi”, giurano. Lo decideranno le urne. Quelle che alle ultime elezioni regionali assegnarono il 30,1 per cento al Pdl (3802 voti) e il 27,6 per cento alla Lega (3483). Ma era lo scorso anno e in campo c’era Formigoni. Oggi pochi voti, nell’ordine delle centinaia, possono fare la differenza. E le liste civiche lo sanno.

Quello fra i due centrodestra sarà soprattutto un confronto fra diverse mentalità. Le grandi scelte e il localismo, gli interessi dei partiti e quelli del territorio, la tattica politica e il buon senso, la novità e la tradizione, le grandi aziende e il terziario, l’urbanizzazione e l’ambiente, le cave e l’agricoltura, la qualità della vita e il benessere, le aspirazioni di una provincia e quelle di una città. Sì, perché è strana Treviglio, molto diversa da Bergamo. Tanto differente che non sempre le logiche che valgono per il capoluogo sono valide anche per quel territorio a metà strada fra Brescia e Milano, rivolto a Lodi e Crema. Parlando con la gente lo capisci subito. C’è l’orgoglio locale, perso dalle città cosmopolite. E’ un retaggio dei tempi che furono: quelli della agognata Rat, la Repubblica antica trevigliese.

Eppure su questo territorio nei prossimi anni calerà una valanga di modernità. Da qui transiteranno le grandi infrastrutture del futuro prossimo: Brebemi, alta capacità ferroviaria, interporto, Expo, Castel Cerreto, con il loro strascico d’investimenti. Insomma, un fiume di denaro che andrà amministrato. E una partita a cui nessuno è disposto a rinunciare.

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