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Editoriali

Gruppo, mister e società: nessuno forte come l’Atalanta

Di Redazione12 aprile 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il presidente Percassi e il suo staff

Il presidente Percassi e il suo staff

BERGAMO — Adesso non si nasconde più nessuno: l’Atalanta è in serie A. Se lo merita il gruppo, se lo merita il mister, se lo merita la società. Già, signori, perché quando mancano 7 giornate e i punti di vantaggio sul Novara sono 11 (un divario pazzesco se ripensate ai bruciori di stomaco che per lunghi tratti del girone di andata hanno attanagliato un po’ tutti) è giusto spendersi nella celebrazione di chi quest’ Unico Obiettivo l’ha praticamente già centrato.

Innanzitutto la squadra. La retrocessione (e con essa ansie e dubbi sul reale valore del gruppo) non è stata roba da poco. Se vincere aiuta a vincere, perdere non può far altro che gettarti nello sconforto. E quando lo psicodramma sportivo è condito da quattro allenatori cambiati è normale sentire Colantuono dire che nella testa e nel cuore di chi affolla lo stanzone di Zingonia ci sono scorie difficili da eliminare.

Eppure, in 35 partite, l’Atalanta ha ottenuto ben 20 volte il bottino pieno e la sua corsa verso un primato zeppo di record non si ferma. Al di là dei risultati consecutivi e di tutte le cifre che certificano il dominio orobico, stupisce il grado di maturità raggiunto dai ragazzi di Colantuono: quando decidono di vincere, vincono. Se mollano, faticano. Se servono cuore e grinta, li mettono sul piatto. Tutti dettagli di un gruppo che appare granitico, trascinato da un uomo che ha fatto 201 punti con la Dea in tre stagioni ma soprattutto dimostra di sentire dentro ogni istante delle partite. Le vive davvero.

Stefano Colantuono, senza piaggeria o esagerati trionfalismi, si conferma l’unico allenatore imbattibile del 2011 in Italia. Imbattibile, badate bene, non solo imbattuto. Perché dopo alcuni momenti di difficoltà, il condottiero orobico oggi non sbaglia più un colpo ed anche i cambi gli sorridono sempre. Mette Bonaventura e Bjelanovic a Modena e vince. A Torino scelse Marilungo con Jack e vinse. Durante la stagione ha ruotato gran parte della rosa. E ha continuato a vincere.
Lo dico da settimane, lo ribadisco con forza: i risultati lo rendono inattaccabile ma a questo punto anche la gestione del gruppo è un suo punto di forza.

Se mister e giocatori sono ogni settimana sotto la lente della critica, credo sia arrivato il momento di celebrare anche una società che è vicina alla squadra, che investe, che è arrivata quasi sulla sirena e che in pochi mese ha rivoltato l’Atalanta come un calzino.
Iniziamo dalla fine. A Modena, un’intera fila della tribuna era occupata dalla famiglia Percassi. Presidente Antonio in testa, i figli Luca, Stefano e Matteo insieme a Federica e ad uno stuolo di amici, fidanzati e parenti: tutti uniti, tutti per incitare la squadra. Vicino a loro Roberto Spagnolo e Gabriele Zamagna, direttore generale e direttore sportivo.

Nel piazzale davanti agli spogliatoi, i dirigenti presenti a Modena erano visibilmente emozionati, direi addirittura elettrizzati. L’adrenalina li ha accompagnati nel viaggio di ritorno, sul pullman della squadra i sorrisi erano altrettanto fieri e da Doni fino all’ultimo massaggiatore c’era grande soddisfazione.

Sissignori, perché l’Atalanta è tornata ad essere una grande famiglia: Percassi porta la sua in ogni stadio, nelle trasferte più lontane i ranghi sono inevitabilmente ridotti ma non mancano mai. E ripensando al recente passato dove qualcuno si preoccupava di passare il fine settimana a casa e qualcun altro era solo una figurina in tribuna, registrare tanto trasporto anche in chi l’Atalanta la conduce dal posto di comando è bellissimo.

A chi sostiene che gli acquisti migliori della nuova proprietà siedono in panchina o in tribuna, non c’è risposta migliore che la verità. La pura e semplice verità. Il giorno della presentazione, c’erano parecchi mal di pancia nel gruppo. Dopo due settimane di ritiro, tutto era rientrato: inutile fare nomi ma sarebbe delittuoso dimenticare quegli elementi che più di un dubbio sulla permanenza in B l’avevano. Il presidente in persona o i suoi collaboratori più stretti (Zamagna e Spagnolo, sotto questo aspetto, meritano un monumento) hanno tessuto la tela dei rapporti in pochissimo tempo trattenendo all’Atalanta uomini che per la promozione erano indispensabili. E ci sono riusciti.

Per rinforzare il gruppo, poi, hanno sì preso i Pettinari, gli Ardemagni, i Basha e i Marilungo ma sono arrivati anche Ruopolo, Carmona, Raimondi e Troest. A gennaio il Napoli è arrivato con il borsello zeppo di soldi: forse in passato con 7 milioni Barreto l’avrebbero portato in bicicletta ai piedi del Vesuvio, questa società ha detto che per meno di 10 non si discuteva nemmeno. E Barreto è rimasto.

Tralascio di ricordare come a Zingonia ormai manchi solo il cambio del giardiniere e poi sono tutti apposto, non sottolineo come il numero di iniziative di questi ultimi nove mesi sia maggiore di quante se ne siano visti negli ultimi nove anni e non serve che io ricordi quanto i tifosi stiano sognando. Però mi permetto di fare un invito. A tutti. Svegliatevi amici atalantini, non state vivendo un bel sogno. E’ tutto vero. Tutto splendidamente vero.

Fabio Gennari

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