iscrizionenewslettergif
Primo Piano

Centrali atomiche: quello che il governo non dice

Di Redazione28 marzo 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
A sinistra, l'ingegner Sergio Zabot durante il convegno con Di Pietro

A sinistra, l'ingegner Sergio Zabot durante il convegno con Di Pietro

BERGAMO — Quello che volevate sapere sull’energia atomica e che nessuno vi aveva mai detto. E’ toccato a Sergio Zabot, ingegnere e scrittore autore de “L’illusione nucleare”, smantellare pezzo a pezzo la propaganda del governo sulla necessità di impiantare nuove centrali atomiche in Italia nei prossimi anni. E lo ha fatto al convegno di sabato “Energia e giustizia, quale futuro”, organizzato a Bergamo dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.

L’analisi di Zabot parte dai costi reali dell’energia elettrica. In Italia il prezzo della corrente è crescente per consumi crescenti e siamo solo un po’ più alti della media europea, almeno per quanto concerne i consumi domestici. Per quanto riguarda quelli industriali, invece, in Italia si fa al contrario rispetto al resto d’Europa dove non sono favorite le grandi imprese ma il prezzo migliore viene fatto alle piccole e medie che compongono la stragrande maggioranza dell’economia del paese. “Per le pmi italiane il costo dell’energia è tre volte superiore rispetto a quello che pagano i francesi. Il problema è il costo del gas che viene utilizzato per far funzionare le centrali elettriche, che dipende ovviamente dall’Eni” spiega Zabot.

“Se poi andiamo a guardare i dati della produzione di energia elettrica sfatiamo un altro mito – prosegue l’ingegnere – quello che al nostro paese serva altra energia elettrica. Non è vero: in Italia, pur considerando i picchi estivi, abbiamo il doppio della potenza necessaria. I nostri impianti in realtà sono sottoutilizzati”.

Altra stranezza del mercato italiano è il sistema del prezzo marginale. In estrema sintesi, la borsa elettrica italiana in caso di necessità di energia paga alle aziende che la forniscono non il prezzo più basso offerto ma quello più alto, adeguando le offerte al rialzo.

“Se poi guardiamo la bolletta elettrica troviamo la voce Oneri generali di sistema: sapete cosa comprendono? Comprendono i 300 milioni di euro l’anno che il governo italiano paga per le centrali atomiche italiane che sono ferme” continua Zabot.

Altra versione propagandata in questo periodo: che l’Italia importi gran parte della nostra energia dalla Francia. “Non è vero – spiega l’esperto – che dalle centrali atomiche francesi importiamo il 15 per cento della nostra energia. In realtà si tratta solo del 3 per cento”. E sempre a proposito di costi, i veri costi del nucleare in Italia saranno circa il doppio di quelli programmati. “Dal momento che occorreranno anni per realizzare tutte le centrali atomiche volute dal governo, fatto trenta il costo previsto da Enel Nucleare, il costo reale sarà raddoppiato per gli interessi da pagare nei decenni di costruzione”.

Inoltre, “sapete da dove viene l’uranio che viene utilizzato dalle centrali atomiche? Per la maggior parte dal Kazakhistan, poi dall’Australia, Canada, Russia, Namibia e Niger. Il 18 per cento dell’uranio mondiale viene dalle testate atomiche russe smantellate. E’ il frutto degli accordi di disarmo Usa-Russia. Sono circa 2000 le tonnellate d’uranio derivate da strumenti di guerra” dice Zabot.

Poi la stoccata finale. “Non è vero che per fare una centrale atomica l’impatto ambientale è molto basso, di pochi chilometri. Gli impianti nucleari, oltre alle centrali atomiche, hanno bisogno di sistemi molto complessi di trattamento dei materiali. Pertanto, secondo i calcoli, per un impianto da 1000 megawatt servono qualcosa come 38 chilometri quadrati d’estensione”.

Infedeltà: 6 tradimenti su 10 avvengono sul posto di lavoro

Tradimento in vista BERGAMO -- Il 60 per cento delle infedeltà coniugali si consuma sul luogo di lavoro. ...

Aeroporto: battaglia “sommersa” per la presidenza

L'aeroporto di Bergamo BERGAMO -- La partita sull'aeroporto si fa sempre più complessa. E non potrebbe essere altrimenti ...