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Infedeltà: 6 tradimenti su 10 avvengono sul posto di lavoro

Di Redazione24 marzo 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Tradimento in vista

Tradimento in vista

BERGAMO — Il 60 per cento delle infedeltà coniugali si consuma sul luogo di lavoro. Lo sostiene l’ultima ricerca realizzata dal centro studi dell’Associazione avvocati matrimonialisti italiani (Ami) in collaborazione con la società Robert Half Executive Search.

Tra le cause che scatenano la crisi del matrimonio, spiega la ricerca, le infedeltà coniugali si collocano tra quelle più ricorrenti (40 per cento nei casi di separazione e divorzio). Ma è mutato il modo di tradire degli italiani, sempre più favorito dagli attuali strumenti elettronici e dai social network.

Il dato più significativo tuttavia è che 6 italiani infedeli su 10 tradiscono in ufficio o sui luoghi di lavoro. Sempre più spesso tra colleghi si instaurano infatti vere e proprie relazioni amorose che a volte durano anni all’insaputa dell’ignaro coniuge tradito (che spesso conosce l’insospettato partner della moglie o del marito). Molti italiani realizzano così vite parallele ammantate di normalità: un numero non trascurabile di coniugi cresce figli concepiti fuori dal matrimonio.

“L’Italia è il Paese che detiene in Europa il record di relazioni amorose sul luogo di lavoro – dice il presidente nazionale dell’Ami Gian Ettore Gassani – seguono
nell’ordine Germania, Francia ed Inghilterra. Le ragioni? Chi lavora trascorre molto più tempo con il collega che con il coniuge e ciò influisce molto sulla tentazione di
allacciare relazioni extraconiugali anche con persone a loro volta coniugate. Fenomeno dimostrato anche dalle indagini degli investigatori privati che iniziano a ricercare le prove di eventuali tradimenti partendo sempre, come prima opzione, dalla ricerca della tresca sul luogo di lavoro del pedinato”.

“I luoghi di lavoro a maggiore rischio tradimento sono nell’ordine: gli ospedali e le cliniche, gli studi professionali, le redazioni giornalistiche, pubblici uffici
e banche. Tra le infedeltà coniugali consumate tra colleghi spiccano anche quelle a sfondo omosessuale (7 per cento dei mariti, 5 per cento delle mogli). E’ innegabile che i colleghi di lavoro siano diventati veri ‘sfasciafamiglie’ (spesso citati nei ricorsi per separazione e divorzio) e che molte aziende abbiano subito notevoli danni da queste vicende”.

“Quando queste relazioni extraconiugali diventano stabili a causa di un irrefrenabile coinvolgimento emotivo – continua Gassani – il traditore cambia radicalmente atteggiamento nei confronti del coniuge rifiutando i rapporti sessuali, il dialogo ed ogni forma di condivisione coniugale. Inoltre il coniuge infedele quasi sempre commette errori fatali (abuso delle telefonate sul cellulare in entrata ed uscita o cellulare sempre spento, sms e e mail compromettenti non cancellati, scontrini di ristoranti e ricevute di alberghi non distrutti, tracce di phard, rossetto, profumi o il classico capello biondo sulla spalla)”.

Altri errori determinanti sono chiudersi in bagno per telefonare o portare sempre con sé, in ogni luogo della casa, il cellulare. Inoltre il repentino ricambio del guardaroba, un improvviso dimagrimento o una ingiustificata euforia sono altri indicatori di un possibile tradimento.

Tuttavia le infedeltà coniugali nell’ambito lavorativo non solo mettono a dura piova la vita del matrimonio ma anche quella del regolare svolgimento delle mansioni
operative dei dipendenti fedifraghi sul cui rendimento possono incidere molto negativamente. In Svizzera, per esempio, sono stati contemplati contratti di lavoro con espresso divieto per il dipendente di intrattenere relazioni amorose con colleghi, pena il rischio licenziamento.

“Altro radicale cambiamento di costume – continua Gassani – è dato dalla ‘necessità’, avvertita da un numero crescente di italiani, di perdonare il coniuge
traditore anche se colto in flagrante. Emerge infatti che molte infedeltà non vengono portate in Tribunale poiché, evidentemente, la crisi economica sconsiglia la separazione (specie se ci sono figli da crescere e mutui da pagare)”.

Statisticamente Milano è la città in cui, in percentuale, si consuma il maggior numero di tradimenti, seguita a ruota da Roma, Bologna, Torino. Nel sud la città
in cui si registrano maggiori infedeltà coniugali è Napoli.

“Negli ultimi 10 anni – conclude Gassani – si è sviluppato un mercato fiorente di dispositivi elettronici (registratori, microfoni direzionali, videocamere nascoste, cimici) che sebbene vietati dalla legge sono facilmente reperibili al mercato nero o attraverso internet. Molti coniugi sospettosi di essere traditi si trasformano in veri e propri detective ed acquistano tali congegni anche a rischio di essere denunciati penalmente. In commercio esiste un software in grado di far risalire alla password della posta elettronica o di facebook della persona spiata. Inoltre sta aumentando la vendita dei kit per verificare il Dna dei figli, acquistabili per pochi euro via internet tutte le volte si ritenga legittimo e fondato il sospetto che la moglie sia stata infedele. Nell’80 per cento dei casi i disconoscimenti di paternità vengono richiesti per il secondo figlio. Tuttavia, al di là degli investigatori e delle cimici, la lettera anonima che racconta la tresca resta sempre il tallone d’achille dei traditori”.

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