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Editoriali

L’Atalanta è ambita, Colantuono merita rispetto: occhio alle finte indiscrezioni

Di Redazione20 marzo 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Antonio Percassi

Antonio Percassi

BERGAMO – Qui bisogna che ci capiamo. Perchè se ogni volta si deve accendere una polemica, se ogni volta c’è qualcuno che sottolinea con la matita rossa questo o quel dettaglio non si va troppo lontano. Provo a mettere i puntini sulle i, a ricordare in che situazione si trovano l’Atalanta e Stefano Colantuono.

Dopo una retrocessione per certi versi folle, il sodalizio del presidente Percassi prende Colantuono e gli dice: questa è la squadra, l’obiettivo è tornare subito in A e se succede hai il contratto rinnovato automaticamente per un altro anno.

Bene, siamo all’inizio della primavera e dopo 32 giornate quel focoso allenatore pelato e zeppo di grinta che qualcuno si diverte ad insultare costantemente (dal parterre, e poi dicon che i peggiori sono tutti in curva) è primo in classifica con 63 punti (quasi 2 di media a gara) e da 15 giornate 15 non perde contro nessuno: Varese, Siena, Novara, Torino e Reggina comprese.

La squadra che lui allena (se qualcuno non se ne fosse accorto è lo stesso che a Piacenza ed Empoli o in Tim Cup con il Livorno si prendeva critiche feroci) ha vinto 18 partite, 17 volte non ha preso gol e sia in casa che in trasferta centra l’obiettivo molto spesso. Miglior difesa, buoni numeri in attacco (anche se è quello il reparto che potrebbe fare di più) ed una manovra che non incanterà ma che permette una continuità enorme: Stefano Colantuono, se lo mettano tutti in testa, è inattaccabile sotto il profilo dei numeri e degli obiettivi. Senza se e senza ma.

A meno di cataclismi, la promozione arriverà con una sfilza di record che lo metteranno nella miglior condizione possibile per far sì che tutti pensino come il rinnovo automatico sia un bel progetto per tornare in serie A e non un obbligo contrattuale. Per inciso, se Percassi volesse cambiare non ne farebbe una questione di soldi: Giacobazzi ad esempio andava liquidato, con 900.000 euro sul tavolo il dirigente bolognese è stato accompagnato a Bologna senza troppi giri di parole.

Davanti ai giornalisti si è presentato Zamagna, uno che non alza mai la voce e che difficilmente regala dichiarazioni ad effetto. Invece, il direttore sportivo, ha sottolineato come le voci circolate nelle ultime settimane siano prive di fondamento. “Se Colantuono sale in serie A, per lui c’è il rinnovo automatico del contratto”. Chiaro, tranquillo ma concreto.

Gasperini, Rossi, Del Neri. A giorni ne uscirano altri ma la ridda di voci sul prossimo allenatore dell’Atalanta è morta prima ancora di nascere. Perchè? Semplice. Anche io non rimango incantato dalla manovra nerazzurra ma se Percassi è un imprenditore di livello significa che le sue aziende sono strutturate in un certo modo. Quindi i dirigenti capaci stanno al loro posto e al massimo si aumentano le competenze: ecco spiegato l’arrivo di Foschi dalla prossima stagione. Vicino al direttore generale Spagnolo e al direttore sportivo Zamagna, non al posto di qualcuno di loro.

Per capire se e come fare la A con il tecnico romano c’è tempo, aggiungo a quanto detto solo due considerazioni che devono aiutare chi legge a non perdere la trebisonda davanti alle voci che circolano.

Se esce la notizia di un interessamente ci sono due possibilità: o qualcuno che chiama ha parlato oppure chi riceve una telefonata (o vorrebbe riceverla, visto che l’Atalanta di Percassi per un allenatore è un obiettivo importante) parla. Nel primo caso siamo di fronte ad un’indiscrezione, meritevole di approfondimenti. Nel secondo invece no: il mercato delle illazioni purtroppo lo fa un sacco di gente.

Adesso, pensateci bene: sicuri che qualcuno che lavora a Zingonia, che ha un mercato da imbastire e che deve preoccuparsi di capire come la prossima serie A sia in linea con le ambizioni del presidente abbia tempo e voglia di sparacchiare sui giornali nomi e interessamenti che potrebbero turbare la tranquillità di chi l’obiettivo, matematicamente parlando, non l’ha ancora raggiunto? A Zingonia, il vento è cambiato. Da mesi ormai, mica da due giorni.

Fabio Gennari

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