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Esteri

Caccia francesi attaccano la Libia. Berlusconi concede le basi

Di Redazione19 marzo 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I caccia francesi Rafale impegnati nell'attacco alla Libia

I caccia francesi Rafale impegnati nell'attacco alla Libia

ROMA — Caccia francesi hanno bombardato questo pomeriggio la Libia dando il via all’intervento militare contro il regime del colonnello Gheddafi. Secondo quanto riferito, un aereo da combattimento francese ha attaccato oggi per la prima volta alle 17:45 un veicolo in Libia, distruggendo l’obiettivo. Ma al di là dello stretto risultato militare, davvero risibile, è il significato politico dell’azione che fa la differenza.

Il ministero della Difesa a Parigi ha annunciato che l’aviazione francese “ha distrutto il suo primo obiettivo in Libia”. Lo stato maggiore della Difesa parla, al momento, di “veicolo imprecisato”. Vuol dire che potrebbe trattarsi di uno dei Toyota armati di mitragliatrici tanto utilizzati in Nord Africa. Ma per quanto ne sappiamo, potrebbe essere pure una macchina in un parcheggio, a dire il vero.

Certo è che la guerra con la Libia è cominciata e in Europa sono tornati gli echi di un tempo che fu. Quelli di una Guerra d’Africa ormai dimenticata. E quelli più recenti, dell’attentato al Jumbo jet della Pan Am abbattuto sopra Lockerbie. Perché è chiaro che, mettiamoci il cuore in pace, la risposta di Gheddafi non sarà militare ma terroristica. Lo scontro militare durerà verosimilmente poco: troppa la differenza di dotazioni belliche. Ma sono le conseguenze del poi, che mettono i brividi.

I servizi segreti del colonnello, d’altronde, hanno già beffato l’Occidente più di una volta. A Lockerbie, con una triangolazione perfettamente organizzata, hanno fatto giungere un ordigno al plastico su un aereo passeggeri con 300 persone a bordo. A Ustica, durante un’operazione militare forse per abbattere l’aereo del rais, è finita com’è finita. Di recente con le forniture gratuite di armi e dotazioni tecnologiche per bloccare i clandestini, mai utilizzate ma accantonate per tempi “migliori”. E per finire, con il flusso di disgraziati sulle coste del Mediterraneo, centellinato o a valanga, a seconda delle esigenze di politica interna ed estera di Gheddafi.

Ora, l’Occidente, dopo aver fatto affari d’oro con il petrolio libico e un dittatore che è sempre stato tale, muove i militari. Nel primo pomeriggio la fregata britannica Hms Cumberland (F85) ha levato gli ormeggi dal porto di Cagliari, diretta verso le coste libiche. E’ presumibile che sia stato assegnata alla forza navale Nato, o multinazionale, che sarà impegnata, in base alla risoluzione dell’Onu, nelle operazioni in Libia.

Nella base del 37/o stormo dell’Aeronautica militare a Trapani Birgi sono da poco atterrati altri due aerei militari canadesi. Mentre è rientrato un aereo di controllo elettronico del teatro di guerra Awacs.

Nel frattempo Silvio Berlusconi, che questa mattina ha partecipato al vertice di Parigi con i paesi attaccanti, ha detto: “Vorrei tranquillizzare i nostri concittadini: le nostre forze armate ieri hanno fatto un esame approfondito della disponibilità di armi e di missili del regime libico, e la loro conclusione certa è che non ci sono in questo momento armi in dotazione della Libia che possano raggiungere il territorio italiano”. L’Italia fornirà probabilmente alcune basi militari per l’attacco alla Libia, e il centro di coordinamento di un’eventuale operazione della Nato sarà Napoli-Capadichino.

Questa operazione suona il “de profundis” su cinquant’anni di politica estera improntata a rapporti di buon vicinato con i paesi del Nord Africa e dell’area mediterranea che con grande arguzia, capacità di mediazione e lungimiranza Giulio Andreotti e gli uomini della Democrazia Cristiana avevano intessuto, assicurando all’Italia un lungo periodo di serenità e relativo distacco dai pericoli di un drammatico coinvolgimento del nostro paese nel turbolento scenario mediorientale.

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