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Politica

Scotti: serve moderazione, il Pdl non può permettersi una guerra interna

Di Redazione16 marzo 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Carlo Scotti Foglieni

Carlo Scotti Foglieni

BERGAMO — Moderazione dei toni e dei contenuti, ricerca di possibili convergenze, evitare gli strappi. In poche parole tornare a fare politica. E’ quanto emerso dall’ultimo incontro fra gli esponenti del Pdl di Bergamo che si è tenuto la settimana scorsa alla Fiera di via Lunga. Carlo Scotti Foglieni, segretario organizzativo del partito, spiega la nuova fase intrapresa dal partito.

Scotti, ha davvero sorpreso l’incontro di venerdì sera…
Si è trattato di un incontro all’insegna della moderazione che è quella che serve al partito in questo momento. Siamo in una fase di passaggio piuttosto complessa e alzare i toni sarebbe stato del tutto fuori luogo.
L’impressione è che i toni siano stati forzatamente moderati…
E’ stata un’esigenza quella di mantenere unito il partito in questo momento particolarmente delicato. D’altronde il quadro politico nazionale è in evoluzione e influisce molto anche sul livello locale.
Si dice che Pagnoncelli sia il nuovo leader della maggioranza. E’ vero?
Per sapere se esiste davvero una maggioranza bisogna andare a congresso. Noi l’altra sera abbiamo convocato un po’ di amici a una riunione che, dal mio punto di vista, doveva avere un taglio leggermente diverso e che poi sempre per questa esigenza di mantenere i toni moderati è diventata un po’ più blanda di come molti si aspettavano.
E cosa si aspettavano?
Si aspettavano un messaggio più forte all’indirizzo della segreteria provinciale rispetto a quello che è arrivato.
Raimondi-Pagnoncelli-Carrara: si può parlare di un asse dentro il Pdl?
Non so se si possa parlare di asse in senso stretto. Di sicuro esiste un rapporto preferenziale in questo momento fra Pagnocelli e Raimondi. Il senatore Carrara è un uomo del territorio e, dopo averlo sostenuto, non si trova contento del rapporto con il consigliere regionale Saffioti più che con il coordinatore provinciale.
Su quali presupposti si basa questa sintonia fra Pagnoncelli e Raimondi?
Basta guardare la Regione Lombardia, credo che le risposte siano tutte lì. Pagnoncelli è stato nominato fra i consiglieri di Formigoni e siede nel consiglio d’amministrazione della Sea, una delle principali società a livello regionale, che controlla il sistema aeroportuale lombardo. E’ chiaro che questo determini una vicinanza più forte con l’assessore regionale, rispetto ad altri momenti. Se Pagnoncelli fosse stato eletto è ovvio che la situazione sarebbe diversa.
Alcuni sostengono che quest’asse vacilli, che Raimondi non abbia preso ancora una posizione chiara e definita…
In realtà è la fase politica che è difficile da leggere, per tutti. Non solo per Raimondi, ma anche per Carrara, per me, per Bonomo che ha rinunciato addirittura al suo intervento. Non è facile prendere una posizione chiara. Resta il fatto che il Pdl ha bisogno di molta più politica e molto meno gestione di sottobanco, inteso come commercio a buon mercato delle parti di qualità inferiore.
Però è innegabile che oggi domini il sottobanco…
Domina il sottobanco e anche una certa sudditanza alla Lega da parte del coordinatore provinciale che su questo rapporto sta sacrificando molta parte della nostra capacità di presenza politica.
A proposito di Saffioti. Qualcuno ha letto il suo intervento dell’altra sera come un recupero di posizioni…
Quello che passa nella mente di Saffioti, a volte, ho difficoltà a comprenderlo.
Come le è sembrato quell’intervento?
L’intervento di Saffioti l’ho visto più che altro come funzionale a questa idea di evitare della conflittualità fra aree diverse. Si è trattato in parte di cortesia istituzionale. C’erano 400 amministratori iscritti al Pdl. Se interviene il coordinatore provinciale credo che sia qualcosa di più simile a un atto dovuto. Da un lato Saffioti ha riconosciuto l’esistenza di differenze, dall’altro ha riconsciuto il fatto che queste differenze si manifestano in maniera assolutamente civile.
Mi perdoni la brutalità, però all’altrettanto celebre cena di novembre Saffioti fu invitato per essere “sacrificato” sull’altare di Formigoni. Cosa è cambiato nel frattempo?
Saffioti fu invitato per lo stesso motivo per cui è stato invitato stavolta. L’altra volta i toni erano leggermente diversi perché l’area che si era costruita intorno a Saffioti, soprattutto durante il periodo delle Regionali, si stava sgretolando. Non è stato “affondato” di fronte a Formigoni. E non è colpa di nessuno se l’area D’Aloia-Borra, piuttosto che Benedetto Bonomo nel frattempo avevano cambiato idea rispetto a uno schieramento che avevano assunto in precedenza.
Parliamo di congresso. Si farà?
Questa è una bella domanda. Dovrebbe rivolgerla a Saffioti.
Lo farò. Ma la sua impressione qual è?
Non abbiamo segnalazioni di alcun genere che si debbano fare congressi a breve.
Ma pare necessario, visto che non ce n’è mai stato uno…
Come ho detto nel mio intervento, noi abbiamo bisogno di politica e radicamento reali. Ha poco senso andare a prendere amministratori che sono stati eletti con liste di centrosinistra e fargli fare la tessera, considerandoli del Pdl quando magari il Pdl è all’opposizione nello stesso comune. Allo stesso modo, non è possibile bistrattare quanti invece, magari perdendo, si sono fatti il mazzo sul territorio per garantire la presenza del nostro partito in questi anni. Il Pdl deve essere un partito di popolo, partire dalla gente per costruire un progetto politico e una classe dirigente con idee trainanti e la forza che Silvio Berlusconi continua ad avere, per amministrare nel migliore dei modi una comunità.

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