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Editoriali Politica

Il Pdl è agli sgoccioli: è arrivata l’ora di guardare avanti

Di Redazione14 marzo 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Scajola e Berlusconi

Scajola e Berlusconi

Ha ragione Scajola: il Pdl è un partito che deve ritrovare la bussola. E se lo dice un fedelissimo di Berlusconi potete starne certi. L’ex ministro, che presentò le dimissioni per la nota vicenda della casa “gentilmente offerta” da Anemone, è tornato a fare politica a tempo pieno. Si dice che abbia dalla sua 60 parlamentari e ambisca al ruolo di coordinatore unico del Pdl, con intenzioni molto serie. E non a caso, da Dell’Utri e Verdini, è arrivato l’invito ad andare a fare altro.

Lui comunque va avanti. Ieri ha incontrato Berlusconi in colloquio ad Arcore. L’opinione condivisa dai due è che il partito sia impantanato e abbia perso del tutto slancio. C’è molta inquietudine fra i parlamentari. Soprattutto fra quelli forzisti che si sentono schiacciati dagli ex An da un lato e dalla Lega (e Tremonti) dall’altro. E ci sono troppi timori sull’anima azzurra che è andata annacquandosi strada facendo, fino a non essere riconoscibile.

Tanto indistinta da non riuscire ad emergere nemmeno a livello locale. Esempio eclatante, nel nostro piccolo: l’ormai celebre cena da mezzo migliaio di esponenti del Pdl locale di venerdì 11 marzo a Bergamo. Dove si è parlato molto di sussidiarietà, quando l’orizzonte del partito appare sempre più torbido. Con Marcello Raimondi che, all’insegna del “vorrei ma non posso”, predica da tempo un asse con l’ex segretario di Forza Italia Marco Pagnoncelli, ma poi frena, roso dal dubbio dei suoi, perché non può abbandonare l’attuale coordinatore provinciale. Con il senatore Valerio Carrara che, nonostante abbia cambiato gruppo in parlamento, è ancora del Pdl e alla cena proclama che “la maggioranza è qui”, anche se poi sul palco sale a parlare Carlo Saffioti, ovvero quello che cercavano di abbattere.

Idee piuttosto confuse. Come confuse sono quelle a livello nazionale. Perché diciamola tutta: la componente aennina è rimasta una realtà quasi distinta rispetto a Forza Italia. Gli ex An, tranne il vituperato Fini, sono sempre stati leali a Berlusconi e hanno saputo mantenere intatta la loro originaria identità. Al contrario, un partito forte come Forza Italia è andato perdendosi in mille correnti belligeranti.

Il risultato è che la fusione delle due componenti, in nome di un’identità comune, non c’è mai stata. Lo sostiene persino Scajola che spiega, alla sua maniera doratea del dire e non dire, che “per costruire un partito unito, radicato sul territorio, fondato sulla partecipazione e sulla democrazia interna, sul pluralismo delle idee e non delle correnti, servono dei valori chiari: quelli che ci hanno consentito di entrare orgogliosamente a fare parte del Partito Popolare Europeo. La stessa cosa vorremmo fosse il Pdl, geniale intuizione politica di Berlusconi che finora non è diventata uno strumento organizzato funzionante”. E chiude con una frase sibillina: “Se esistono altre strade, naturalmente, siamo ben lieti di seguirle”.

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