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Sport

Il capitano avvisa i naviganti: in A senza fare calcoli

Di Redazione13 marzo 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Cristiano Doni

Cristiano Doni

BERGAMO – Obiettivo numero uno: tenere alta la tensione. Sportiva, s’intende. L’unica avversaria in grado di insidiare l’Atalanta, il principale ostacolo che può frenare la corsa dei nerazzurri nella discesa verso la serie A.

Detto del pareggio di Ascoli, punto buono per la classifica visto che anche le altre hanno ottenuto il medesimo score tra le mura amiche seppur contro avversari più “pericolosi” della banda-Castori, i principali spunti di riflessione arrivano dall’andamento della partita ma soprattutto dalla presenza di Cristiano Doni in conferenza stampa.

Partiamo proprio dal capitano. Chi c’era racconta di un Doni tutt’altro che felice per il terzo gol stagionale all’Ascoli, bensì dubbioso e impegnato a tenere alta la concentrazione sull’approccio e sulla condotta di gara della squadra. “Non dobbiamo fare calcoli, il nostro obiettivo dev’essere quello di vincere tutte le gare e invece ad Ascoli ho avuto la sensazione che ci siamo un po’ accontentati”.

Parole sante ma soprattutto pesanti. Pesantissime. Nell’ultima settimana sono arrivate sia le esortazioni di Colantuono che quelle di Percassi. “E’ ancora lunga a molto dura, siamo sempre in serie B: serve calma e non bisogna allentare la tensione”. Questo, in sintesi, il pensiero del numero uno nerazzurro che facendo eco al tecnico è entrato a gamba tesa su tutti coloro che professavano (e professano) la promozione come qualcosa di certo. Acquisito. Sicuro.

Tanto per chiarire: io sono uno di quelli, non mi nascondo. Perchè credo che, logicamente parlando, nessuno sia più forte dell’Atalanta e possa soffiare uno dei due posti per andare in A.

Sentire Doni davanti ai giornalisti mi ha fatto riflettere. Per chi non lo avesse ancora capito, il leader atalantino parla solo quando c’è qualcosa di importante da dire. Quando il momento lo richiede. Difficilmente per autocelebrarsi o per sottolineare una prestazione speciale o un gol. Sono solo in due, nel gruppo, che nel momento in cui parlano nascondono significati speciali dietro anche alla presenza prima ancora di aprir bocca: lui e Gianpaolo Bellini.

Se Doni arriva a dire quelle cose dopo l’1-1 di Ascoli non credo che sia solo perchè ha riacciuffato un punto. Penso, sono convinto, che il suo intevernto sia il monito più grande per chi nel gruppo non dimostra (o si ha paura che non dimostri) il giusto approccio. Della serie, meglio prevenire che curare. Ricordate l’intervista del capitano prima di Natale? Parlò di chi poteva dare molto di più. Questa volta non l’ha detto ma il messaggio è chiaro: per vincere facile, per andare sicuri dentro ogni partita, serve rimanere mentalmente al top.

Colantuono-Percassi-Doni: l’hanno ribadito tutti e tre. E non sono tre personaggi qualsiasi. L’invito del leader, tra l’altro, non è riferito ai giovani come qualcuno ha voluto far credere. Nel dopo partita il suo commento sui giovani che devono crescere era riferito al giovanotto dell’Ascoli (Moretti) che dopo averlo scalciato non ha nemmeno chiesto scusa. E lui s’è arrabbiato, beccandosi il giallo.

Ma chi, allora, ha sbagliato approccio? Non ci sono veri e propri colpevoli però nelle Marche non si sono viste grandi cose sul piano della manovra e, casualmente, questo capita quando Carmona e Barreto non sono girano al massimo. Ho letto pagelle che proprio non mi trovano d’accordo con dei 7 o dei 6,5 pieni per i due sudamericani: io ho visto una marea di lanci lunghi e alcune leggerezze in disimpegno che potevano costare molto care. Niente di irrecuperabile, solo 5 giorni prima erano stati tutti e due molto bravi al cospetto del Novara, però è giusto tenere alta la tensione: se loro alzano il baricentro, tutto gira per il meglio.

A conforto di questa tesi, ci sono le ultime due esclusioni dai 18 di Basha. Già, uno dei centrcampisti centrali più forti dell’ultima stagione in serie B resta fuori e al suo posto Colantuono si porta Delvecchio. Quindi, con Padoin in campo e l’ex Catania in panchina, la qualità è tutta delegata al duo del Sudamerica: significa che il mister punta tantissimo su entrambi.

Ora, arriva il Piacenza. A Bergamo. “Voglio lo stadio sempre pieno, da qui alla fine” ha chiesto il presidente. Chiaro, aggiungo io. Serve un ambiente di fuoco per abbrustolire gli avversari e tenere alta la tensione sportiva dei nerazzurri: perchè l’Atalanta è sempre prima ma il difficile è rimanere con la testa alta. Proprio come il capitano.

Fabio Gennari

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