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Valseriana

Nucleare: la Valseriana teme la riapertura delle miniere di uranio

Di Redazione12 marzo 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La miniera di Novazza

La miniera di Novazza

NOVAZZA — Se davvero in Italia ci sarà un ritorno al nucleare, potrebbe riaprirsi in provincia di Bergamo la questione “uranio”, fortemente osteggiata dai cittadini negli anni scorsi. E’ l’allarme lanciato da un documentario che sarà presentato 17 marzo alle 20.45 durante il Bergamo film meeting.

Il documentario, che verrà proiettato nella sezione “Visti da vicino” nella sala di via Pignolo, 123, a Bergamo, è stato realizzato da Alan Gard e Stefania Prandi, in collaborazione con la casa di produzione Lab 80 film. Il suo titolo è tutto un programma “Uranium project”.

In Val Seriana, come noto, c’è il più grande giacimento italiano di uranio (uno degli unici rimasti in Europa). La riserva del metallo radioattivo si estende dal versante orobico alla vicina Val Vedello, in provincia di Sondrio, passando attraverso la Val Goglio. Circa quattro milioni di tonnellate di roccia nascosti sotto prati e boschi che contengono abbastanza uranio per fare funzionare quattro centrali nucleari per 10 anni.

Negli anni Sessanta l’Agip nucleare iniziò le attività di esplorazione per estrarre l’uranio ma dovette abbandonare il progetto a causa dell’opposizione degli abitanti della zona. La popolazione locale si mobilitò fin da subito a difesa della valle organizzando assemblee, conferenze e manifestazioni. Secondo attivisti ed esperti, l’estrazione del minerale avrebbe avuto conseguenze devastanti dal punto di vista sanitario e ambientale sull’intera area.

Il movimento contro l’estrazione dell’uranio riprese le sue attività anche nel 2006, quando la Metex Resources, una società mineraria australiana, fece domanda alla Regione Lombardia per ottenere la concessione di estrazione del metallo radioattivo sul versante bergamasco. Era il cosiddetto al “Novazza Uranium Project“: circa 870mila tonnellate di materiale da estrarre da cui ricavare circa 1.300 tonnellate di ossido di uranio (U308 ). Un affare colossale. A quei tempi il prezzo dell’ U308 è di circa 52 dollari a libbra. Il valore della miniera era approssimativamente di 150 milioni dollari, circa 120 milioni di euro.

La Regione, sollecitata da una forte protesta popolare, bocciò la richiesta nell’ottobre dello stesso anno. Con il ritorno dell’Italia al nucleare, però, la “questione uranio” potrebbe riaprirsi. E’ il timore degli abitanti della valle, spaventati davanti alla prospettiva di un tentativo di riapertura, con ancor maggiore decisione, di giacimenti che sembravano sepolti per sempre.

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