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Presentazione di “Leggere il vento” di Mengestu

Di Redazione10 marzo 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Dinaw Mengestu

Dinaw Mengestu

Lunedì 14 marzo, alle ore 16, nell’aula 1 della sede universitaria di Piazza Rosate (di fronte al Liceo Classico “Paolo Sarpi”) la casa editrice Piemme e il Centro di Studi sui Linguaggi delle Identità dell’Università degli Studi di Bergamo presentano il libro “Leggere il vento”, opera seconda dell’acclamato scrittore statunitense di origine etiope Dinaw Mengestu. Sarà presente l’autore, impegnato in un colloquio con Paolo Cognetti, scrittore e documentarista già finalista del Premio Bergamo nel 2005.

Ad introdurre la conferenza sarà Valeria Gennero, docente di letteratura anglo-americana presso l’Università degli Studi di Bergamo e membro del Centro di Studi sui Linguaggi delle Identità.

Nato ad Addis Abeba nel 1978, Dinaw Mengestu si è trasferito all’età di due anni negli Stati Uniti, con la madre e la sorella, per raggiungere il padre che aveva lasciato l’Etiopia durante gli anni del “Terrore rosso”. Dopo la laurea alla Georgetown University e il master in scrittura creativa alla Columbia University, ha cominciato a scrivere per Rolling Stone (sulla guerra in Darfur) e per altre riviste (tra cui Jane Magazine sul conflitto nel nord dell’Uganda, Harper’s e The Wall Street Journal). “Leggere il vento” è il suo secondo romanzo. Il primo, “Le cose che porta il cielo”, ha riscosso un grande successo di critica ed è stato insignito di alcuni tra i premi letterari più prestigiosi degli Stati Uniti e del mondo. Mengestu è stato incluso dal New Yorker nell’elenco dei venti migliori scrittori sotto i 40 anni.

Al centro della storia di “Leggere il vento” vi è il trentenne Jonas. Lui ha la pelle scura e ogni volta che gli chiedono da dove proviene risponde che è americano, suscitando perplessità, soprattutto nei suoi studenti, i bambini di una scuola per bianchi in cui insegna part-time. Ma Jonas non accetta compromessi, lui è nato nell’Illinois e poi si è trasferito a New York, non ha mai neppure messo piede nella terra dei suoi genitori, l’Etiopia. Suo padre, Yosef, era arrivato negli anni Settanta, dopo un estenuante viaggio in nave, nascosto in una cassa per animali. Mariam, sua madre, lo aveva raggiunto tre anni dopo, rendendosi subito conto che l’uomo con cui doveva convivere non era che la flebile ombra di quello che era stato suo marito. Mariam aveva provato ad amarlo e a conoscerlo da capo, ma lui ormai era un estraneo. Un uomo che spesso parlava da solo, che prima di rientrare in casa stava seduto in macchina per qualche minuto, quasi temesse di attraversare quella soglia. Un uomo che non riusciva più a condividere il letto con lei, che di nascosto dormiva sul divano, emettendo gemiti e lamenti continui. Un uomo che aveva visto troppo e che non aveva la forza di ricominciare a essere felice.

Attraverso la storia dei suoi genitori e del loro lungo viaggio verso la salvezza, attraverso il dolore e lo sconforto, ma anche la speranza in un futuro migliore, Jonas riuscirà ad appropriarsi del suo presente, del fragile rapporto con la moglie, ad accettarsi e ad amare le proprie origini, in un paese che non sembra ancora pronto per ascoltare la sua voce

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