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Editoriali Sport

Verso la Serie A: all’Atalanta manca un uomo gol

Di Redazione8 marzo 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Sasa Bjelanovic

Sasa Bjelanovic

BERGAMO — Premessa, doverosa e determinante. L’Atalanta vista per almeno 65-70 minuti contro il Novara, 90 contro il Siena e 90 contro il Varese fila in serie A diritta come un treno: senza se e senza ma. Ad oggi, il margine sulle terza è molto buono (+5) e il calendario dice bene: non sarà una passeggiata ma nemmeno un’arrampicata.

Delusione per la beffa finale a parte, cosa resta dopo la super sfida al Novara? Tante conferme, tanti spunti positivi ed uno negativo che da qualche mese ormai (forse dall’inizio della stagione) viene sottolineato spesso ma rimane nascosto tra le pieghe della classifica e delle vittorie: l’Atalanta non ha un uomo-gol.

Pensateci bene. Colantuono ha la fortuna di allenare gente di grande sacrificio come Ruopolo e Marilungo (combattono e corrono come forsennati), elementi di grande qualità come Doni o dalla grande esperienza come Tiribocchi e Bjelanovic. Il “Tir”, in particolare, ha segnato 9 reti ma se facciamo la conta delle occasioni fallite e rapportiamo il suo rendimento a quello delle ultime stagioni in A è normale trovarsi a commentare qualcosa di poco positivo.

Tra l’altro il puntero di Colleferro non è nel suo momento migliore, Colantuono gli ha preferito nelle utime due partite casalinghe Ruopolo e Marilungo che tutto sono tranne che due bomber di razza. Il loro apporto alla squadra è innegabile, però non segnano. Bjelanovic ultimemente viene spesso inserito dal mister ma anche contro il Novara ha dimostrato la sua scarsa vena realizzativa.

Insomma, tolti Doni e Tiribocchi questa squadra non ha un giocatore in grado di spaccare le partite. O meglio, di farlo con una certa continuità. A Frosinone toccò proprio il Tir, a Trieste successe a Doni di sparigliare le carte in tavola come anche a Ruopolo e Marilungo è capitato: mai, però, per più gare di fila.

Stiamo sottolineando un dettaglio, certo, perchè una squadra che subisce pochissimo (20 reti, nessuno ha fatto meglio)  e che vince spesso di misura non è condizionata dalle goleade mancate ma l’abitudine al gol non è mai un difetto, bensì una grande arma.

Analizzato il pelo nell’uovo (con una classifica simile i toni catastrofistici e la ricerca al colpevole sempre e comunque fanno abbastanza ridere) rimane da stabilire quando e come sarà il momento della matematica certezza: toccatevi pure, voi scaramantici. Io, anche contro il Novara, ho visto una squadra che finora (con tutte le più forti già incontrate) ha messo in casina due punti in più rispetto allo stesso periodo dell’andata e che in serie A non può non andarci. A patto che la tensione mentale resti alta e che qualcuno, lì davanti, decida di costringere tutti a rimangiarsi la critica strisciante sulla sterilità offensiva.

Fabio Gennari

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