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Orsi e lupi: possibile ritorno nel parco delle Orobie

Di Redazione7 marzo 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Un gruppo di orsi bruni

Un gruppo di orsi bruni

BERGAMO — Secondo gli esperti del Parco delle Orobie Bergamasche la presenza instabile dei grandi predatori sulla nostra montagna registrata nell’ultimo anno potrebbe essere la classica modalità di colonizzazione di nuovi territori da parte di orsi e lupi, che si sono allontanati da nuclei riproduttivi o da zone con presenze stabili, attratti da un territorio con caratteristiche ottimali per la loro sopravvivenza.

La presenza dei lupi e degli orsi nel Parco delle Orobie Bergamasche non è ancora stabile e i segni della loro presenza sono notevolmente diminuiti nel corso del 2010. Questo però è il segnale che le montagne bergamasche potrebbero essere oggetto di una futura colonizzazione. E’ questa la conclusione a cui sono giunti gli esperti Chiara Crotti e Pietro Milanese – guidati da Alberto Meriggi, ricercatore del Dipartimento di Biologia Animale dell’Università di Pavia -, che hanno studiato le segnalazioni di avvistamenti diretti e le tracce del transito di questi predatori sul nostro territorio, come impronte, graffi, peli ed escrementi.

In particolare l’orso, da quando JJ5 è tornato a casa, sulle montagne dell’Adamello, sembra quasi scomparso dal Parco delle Orobie: le osservazioni sono scese dalle 91 registrate da maggio 2008 a settembre 2009 alle 15 del periodo compreso tra settembre 2009 e ottobre 2010. Nello stesso periodo però si sono intensificate le osservazioni di orso nelle provincia di Brescia e di Sondrio, segno di una continua dispersione di questi animali che potrebbe portare altri orsi a insediarsi temporaneamente o stabilmente sulle montagne bergamasche. Le osservazioni riguardanti il lupo sono allo stesso modo in discesa e sono passate da 30 a 7, con un’intensificazione in certi periodi e diradamento in altri. Per entrambe le specie si tratta delle classiche modalità di colonizzazione di nuovi territori da parte di individui che si sono allontanati da nuclei riproduttivi o da zone con presenze stabili.

“Di solito nelle fasi iniziali di una colonizzazione si osserva una presenza instabile e l’assenza di eventi riproduttivi. In seguito, man mano che la colonizzazione procede, la presenza si fa più prolungata, il numero degli esemplari che si stabilizzano aumenta e infine si arriva alla riproduzione – ha spiegato il Presidente del Parco delle Orobie Bergamasche Franco Grassi -. A questo punto la presenza può considerarsi stabilizzata e l’area colonizzata, sempre che nel frattempo eventi esterni, come le uccisioni illegali, non turbino l’equilibro che si è creato.”

Il fatto che recentemente sia stata individuata una tana di lupo e due esemplari di questo animale siano stati visti insieme, rafforza la tesi che le Alpi Orobiche Bergamasche abbiano caratteristiche ambientali idonee per tornare ad essere, come in passato, un’importante area di colonizzazione spontanea da parte di queste due specie di grandi carnivori. In particolare sarebbe l’elevata disponibilità di frutti, insetti e carcasse di animali e la massiccia presenza sulle nostre montagne di ungulati selvatici, come i camosci, a rappresentare le attrattive maggiore rispettivamente per orsi e lupi, con tutti i vantaggi che questo comporta per la conservazione della biodiversità nelle nostre montagne.

“L’orso e il lupo svolgono una funzione chiave nella regolazione della fauna locale, grazie alla loro predilezione per animali giovani e inesperti o vecchi e malati, contribuendo così a tenere sotto controllo i tassi di crescita di molte specie – prosegue Grassi -. L’orso inoltre si nutre di carogne, svolgendo un ruolo di polizia sanitaria, utile a impedire l’insorgere di malattie e migliorando le condizioni di salute degli animali.”

Perché si possa assistere a una vera ricolonizzazione è però fondamentale la tutela di aree protette dalla caccia e un atteggiamento non ostile delle popolazione verso questi animali. Per questo il Parco ha promosso un’inchiesta per capire che sentimenti nutre la popolazione residente nelle valli bergamasche verso il lupo e l’orso, da cui è emersa tanta confusione sull’argomento e qualche timore.

“Gli intervistati hanno dimostrato di conoscere poco come stanno veramente le cose e infatti la maggioranza vorrebbe avere più informazioni. La minoranza invece non li considera, a ragione, animali pericolosi e infatti difficilmente si avvicinano all’uomo, tanto da prediligere zone molto tranquille, lontane dai circuiti turistici e dai percorsi escursionistici – conclude Grassi -. È fondamentale però riuscire a coinvolgere di più la popolazione perché la conservazione dei predatori è un problema più culturale che tecnico. Servono soluzioni condivise che consentano di sopire i timori, specialmente quelli degli allevatori. È chiaro che la presenza di grandi predatori determina un’inevitabile modificazione delle tecniche di allevamento. Ma misure di difesa e prevenzioni efficaci per difendere il bestiame dagli orsi e dai lupi esistono, sono semplici e molto efficaci, come i cani da guardia e i recinti”

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