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Politica

Di Pietro scuote il parlamento: per Berlusconi ci vogliono i carabinieri

Di Redazione25 febbraio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Antonio Di Pietro

Antonio Di Pietro

ROMA — “Il governo Berlusconi ha tutte le sembianze di quello libico”. Lo ha detto il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro quest’oggi in aula, alla Camera. Nel corso delle dichiarazioni di voto finale sul decreto milleproroghe, l’ex magistrato ha invitato gli italiani a liberarsene.

“Per Berlusconi ci vorrebbero i carabinieri” ha aggiunto Di Pietro commentando la presunta compravendita di parlamentari. “Come si fa a dare fiducia a un presidente del consiglio che ancora in queste ore ordina di andare a comprare i parlamentari? E’ concussione in atti parlamentari che in Italia non è reato solo perché il Parlamento non ha ratificato la convenzione europea sulla corruzione. Altrimenti oggi dovrebbero arrivare i carabinieri. Siamo in presenza di una concussione in flagranza nell’attivita’ parlamentare”.

“Al primo posto dobbiamo mettere il dovere morale di liberarci del governo Berlusconi al più presto perché ha tutte le sembianze del governo libico” ha proseguito nella sua sfuriata il leader dell’Idv. “Ma – ha aggiunto – non aspettiamoci niente dal Parlamento perché i parlamentari hanno venduto la propria dignità per un posto”.

L’ex pm ha ricordato la denuncia di ieri del deputato Gino Bucchino cui sarebbero stati offerti 150mila euro per votare a favore del governo: “Questa non è una maggioranza politico-parlamentare, è il mercato delle vacche. In questo Parlamento si stanno commettendo reati gravissimi”. “Il signor Berlusconi – ha concluso Di Pietro – non si dimetterà mai. Si può solo chiedere ai cittadini di mandarlo a casa, con manifestazioni di piazza e chiedendo che il giorno del ballottaggio si voti anche per il Parlamento. Non andate al mare, liberatevi”.

A stretto giro la replica, a sorpresa, del presidente della Camera Gianfranco Fini: “Non può essere consentito in quest’aula di paragonare un governo democraticamente eletto, per quanto possa essere avversato, a una feroce e spietata dittatura come quella del Colonnello Gheddafi”. Seduta sospesa.

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