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Bergamo

Frode fiscale da 300 milioni di euro: arrestato imprenditore bergamasco

Di Redazione24 febbraio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La Guardia di Finanza

La Guardia di Finanza

BERGAMO — E’ stato arrestato dagli uomini della Guardia di finanza di Como con l’accusa di frode fiscale di dimensioni gigantesche un imprenditore della provincia di Bergamo. Stando all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari di Como Nicoletta Cremona, l’imprenditore orobico, attivo nel settore del commercio dei metalli  provenienti da scarti di lavorazioni industriali, avrebbe annotato ed emesso fatture per operazioni inesistenti per un ammontare di oltre 300 milioni di euro.

Nell’inchiesta risultano indagate in concorso altre undici persone, tra cui numerosi imprenditori brianzoli. Mediante un complesso sistema di società compiacenti, le quali si fatturavano reciprocamente con la società facente capo all’arrestato, spiega la Guardia di Finanza, venivano celate al fisco le imprese che effettivamente cedevano gli scarti, e che altrimenti avrebbero dovuto pagare le imposte sugli introiti derivanti da tali cessioni.

Grazie al giro di fatture false, i debiti tributari venivano accumulati sulle società compiacenti, che, sempre mediante un vorticoso giro di emissione ed annotazione di fatture false, facevano in modo di andare sempre a pareggio tra costi e ricavi, risultando neutri per il fisco.

Le Fiamme Gialle hanno tra l’altro appurato che gli automezzi che avrebbero dovuto trasportare tonnellate di rottami ferrosi, erano in realtà autovetture di piccola cilindrata, autoambulanze, pullman, ed in un caso addirittura un carro funebre.

I finanzieri hanno inoltre dovuto passare al setaccio innumerevoli conti correnti intestati alle persone ed alle società coinvolte nel sistema. Tramite un meccanismo di versamenti e prelievi contemporanei di contante, le forniture venivano pagate in nero a reali fornitori, che ovviamente pretendevano l’anonimato e la non tracciabilità. Grazie al sistema, il sodalizio riusciva a movimentare somme in contanti pari a 200 mila euro al giorno, peraltro violando la normativa antiriciclaggio sull’uso del contante, contestata ai responsabili.

La posizione dell’imprenditore bergamasco, sottoposto a misura cautelare in carcere, risulta infine aggravata a causa di reiterate violazioni alla normativa sullo smaltimento dei rifiuti. La sua società, hanno spiegato le Fiamme Gialle, era da tempo priva delle prescritte autorizzazioni. Contestualmente all’arresto dell’imprenditore, la finanza ha proceduto al sequestro dell’area commerciale e del capannone in uso alla società bergamasca, coadiuvati, attesa la particolarità della materia dei rifiuti speciali, dalla Polizia Provinciale di Bergamo. Sono stati inoltre sottoposti a sequestro conti correnti bancari e postali nonché le quote societarie, gli automezzi e gli immobili di proprietà sia dell’amministratore che della società.

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