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Prima periferia

Ryanair, avvocato denuncia: mi hanno cacciato dall’aereo come un terrorista

Di Redazione15 febbraio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Un aereo Ryanair

Un aereo Ryanair

ORIO AL SERIO — “Sono stato cacciato dall’aeroplano come fossi in terrorista, pur avendo due disabili al seguito”. E’ la disavventura capitato all’avvocato Francesco Liserre, originario di Diamante (provincia di Cosenza) che all’aeroporto di Bergamo Orio al Serio doveva imbarcarsi su un volo della Ryanair con due disabili al seguito.

Salire sugli aerei low cost non è la cosa più agevole del mondo, soprattutto quando scatta la caccia al posto. Giovedì scorso alle 19 per fare ritorno in Calabria il professionista ha superato il cancello d’imbarco insieme al padre ipovedente e malato, alla moglie e a due figli, uno dei quali disabile. La famiglia era stata a Brescia per alcune visite specialistiche. L’avvocato ha raccontato che, arrivati in aeroporto, il padre Giuseppe (anche lui noto avvocato della cittadina dell’alto Tirreno cosentino) ha accusato un malore ed è stato portato con una carrozzina a rotelle sulla corsia preferenziale riservata ai disabili, e poi su un carrello levatoio.

”Il buon senso – ha scritto l’avvocato in una lettera pubblicata da Libero – avrebbe imposto, a tale compagnia, di dare priorità all’imbarco dei disabili, se non altro per ovvie ragioni di carattere logistico nella sistemazione dei posti. Invece, è stata data preferenza ai passeggeri che avevano interamente occupato l’aereo. Cosicché, mentre l’aereo veniva letteralmente preso d’assalto dai numerosi passeggeri, per circa mezz’ora, restavamo bloccati su quel carrello levatoio, all’aperto”.

“Mio padre sulla sedia a rotelle, io con i bagagli, tra il freddo e i rumori assordanti dei motori che terrorizzavano il mio bambino stretto tra le braccia di mia moglie. Quando, finalmente, dopo una lunga attesa, si apriva lo sportello, trovavamo, all’ingresso, delle improvvisate hostess che, con maniere poco garbate, ci rimproveravano di intralciare le operazioni di partenza dicendoci che dovevamo arrangiarci perché sull’aereo non c’era più posto, neanche per i bagagli a mano, in quanto i posti riservati ai disabili erano già stati occupati, arbitrariamente, da altri passeggeri”.

“Pertanto – continua il racconto dell’avvocato – chiedevo di poter interloquire, direttamente, con il comandante dell’aereo al quale, con comprensibile veemenza, senza tuttavia trasmodare nella contumelia, rappresentavo le mie legittime doglianze per tutto il disagio patito, soprattutto da due persone disabili, certamente per cause a noi non imputabili. Successivamente, in un clima di generale concitazione che si era creato all’interno dell’aereo e ingenerato, esclusivamente, dall’incapacità del Comandante di gestire una situazione caotica, probabilmente per aver imbarcato più persone del dovuto, notavo che nel giro di pochi minuti, l’aereo veniva letteralmente circondato, a terra, da numerose pattuglie della polizia di frontiera i cui lampeggianti risaltavano ancor più nel buio della notte, rievocando un momento storico dell’estradizione di un noto boss di “Cosa Nostra” al suo arrivo in aeroporto”.

“Tra incredulità e sconcerto, apprendevo, da un gentile Commissario di Polizia, che l’oggetto dell’intervento ero proprio io e che dovevo essere identificato in quanto segnalato, dal Comandante dell’aereo, come persona molto pericolosa che non poteva affrontare il viaggio. Quindi, mi veniva ordinato di lasciare l’aereo mentre, circostanza ancor più assurda e cinica, mia moglie con nostro figlio disabile e mio padre sulla sedia a rotelle, ad avviso di quel Comandante, avrebbero potuto proseguire, da soli, il viaggio”.

“A quel punto – conclude l’avvocato – dopo circa un’ ora e mezza di blocco dell’aereo, in una situazione che diventava sempre più ingestibile, tra vari malori di passeggeri, non avendo altra scelta in quanto non avrei potuto, giammai, abbandonare da soli i miei familiari in quelle condizioni, venivo costretto, dal Comandante, a lasciare, in piena notte, l’aereo con mia moglie, mio figlio in braccio e mio padre sulla sedia a rotelle, scortati, come i peggiori criminali, dalla Polizia di Frontiera, la quale, suo malgrado, si trovava assolutamente impossibilitata ad agire diversamente e che ha mostrato,nei nostri confronti, un encomiabile senso di umana comprensione e di grande professionalità. Purtroppo, come se tutto ciò non bastasse, mio padre veniva urgentemente trasportato, in ambulanza, presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Seriate a causa di un attacco di angina pectoris determinato dalle forti emozioni vissute in quei momenti convulsi di singolare drammaticità. Infine, al danno si aggiungeva la beffa di essere stato annotato, da quel Comandante, come un pericoloso terrorista che non avrebbe potuto più volare su un aereo”.

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