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Scivolone di Tuttosport: per salvare Conte accusa Bergamo e i bergamaschi

Di Redazione9 febbraio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Ecco l'articolo di Tuttosport

Ecco l'articolo di Tuttosport

Di fronte a certi articoli, credetemi, resto esterrefatto. Il quotidiano torinese Tuttosport di martedì 8 febbraio, nel taglio basso di pagina 15, ha pubblicato un pezzo che suona tanto come una “sviolinata” per l’ex tecnico nerazzurro Antonio Conte attaccando senza mezzi termini i tifosi bergamaschi, la realtà atalantina, uomini simbolo dell’orgoglio targato Dea e addirittura Bergamo e le sue peculiarità.

Potete leggere personalmente lo scritto grazie all’immagine qui a fianco, a fondo pagina c’è pure un pdf per chi non riuscisse a vedere bene.

L’articolo si apre dicendo che Antonio Conte “conserva un ricordo amaro della panchina non tanto per i risultati ottenuti vista la sua breve permanenza ma per il difficile rapporto con lo spogliatoio, l’ambiente e gli ultras”. E ancora, “sarà soprattutto l’accoglienza che gli riserveranno questi ultimi a rendere pesante la partita per il tecnico del Siena visto che da Mazzone in poi i precedenti sono chiari”. E ancora: “Per i bergamaschi sarà la partita contro il nemico Conte”, “appelli a riempire lo stadio quasi a voler caricare l’ambiente”. Permettetemi, siamo solo alla prima colonna e già ci sono un mare di inesattezze. Primo: Conte non aveva (per lo meno fino alla gara di Livorno) cattivi rapporti con lo spogliatoio. Secondo: i suoi metodi erano mal digeriti perchè Ventrone (il preparatore atletico) trattava i ragazzi come robot. E terzo: basta andare a chiedere a chi ha lavorato con lui nel Bari cosa pensa del duo di provenienza Juventus (Torino) per rendersi conto della verità.

Passiamo oltre, veniamo all’accoglienza allo stadio. Si cita Mazzone, dicendo che da lui in avanti è stato uguale per tutti. Errore, la storia di Mazzone è particolare (la corsa sotto il settore ospiti di Brescia è su Youtube, basta documentarsi) e dopo di lui ci sono stati fischi abbastanza normali (capita anche a Siena, in generale ovunque: fa parte del clima da stadio) per parecchi allenatori. Ma fatico a ricordarne per chi ha allenato la Dea. Colantuono escluso.

Gli appelli a riempire lo stadio sono normali: se l’Atalanta vince il Siena va a -5 e quindi tutto questo voler caricare l’ambiente forse è solo per aiutare i nerazzurri nell’impresa. Normale, no? Si parla anche di rapporto difficile con gli ultras: niente di più falso. Fino a domenica 4 gennaio 2010, amichevole Tritium-Atalanta 1-1, l’allenatore pugliese era stato forse l’unico ad essere risparmiato dalla contestazione.

Le prove? Eccole. 8 dicembre 2009, curva in massa a Zingonia per contestare la squadra in difficoltà e un bel drappo bianco che dice: “Totale Fiducia in Conte” . Vicini, striscioni di tenore diametralmente opposto per società e giocatori.

A Trezzo sull’Adda, il 4 gennaio 2010 appunto, è stato Conte a zittire la gente che fischiava un pareggio in amichevole (contro dei dilettanti) dal parcheggio ed è stato lo stesso Conte, consigliato da Osti, a scendere per chiedere scusa. Contro il Napoli, il 6 gennaio, fu ancora Conte a rientrare dagli spogliatoi sfidando a testa alta la tribuna.

Fu sempre Conte ad affrontare i tifosi con un piglio certamente non conciliante e finendo per arrivare alle mani con un paio di loro. Fine dell’idillio, mesi dopo lo screzio con Doni che secondo molti è stato l’inizio della fine: anche qui, dopo una sostituzione mal digerita dal bomber più prolifico della storia atalantina (mica da un primavera), è stato l’allenatore ad alzare i toni nello spogliatoio.

Nel pezzo di Tuttosport si continua a sottolineare come Conte ebbe il coraggio di zittire la curva, come arrivò dopo Gregucci per salvare la patria e come addirittura riuscì a fermare l’Inter di Mourinho dimenticando forse la partita più bella vinta a Udine contro i friulani. Dettagli, che possono essere stati travisati dal momento che il quotidiano torinese non dispone di un giornalista che segua “on the road” le vicende atalantine a Zingonia e allo stadio.

Nella terza colonna del pezzo, però, arriva l’affermazione più grave. “La Bergamo conservatrice (quella che invita alla conservazione delle tradizioni e osteggia tutto ciò che è nuovo, straniero o “diverso”) non ama le novità o i cambiamenti radicali”. Illustri colleghi di Tuttosport, intendiamoci: nessuno vieta l’utilizzo di luoghi comuni negli articoli, ma cosa c’entri il resto della città (110mila persone) o la provincia di Bergamo (oltre un milione) con una vicenda prettamente sportiva non è dato sapere. E soprattutto non tocca a un giornale sportivo avventurarsi in singolari interpretazioni sociologiche, da bar dello sport, appunto. Se poi lo fa per giustificare la fine di un rapporto come quello che ha chiuso l’esperienza di Conte a Bergamo, siamo proprio fuori strada: il campione juventino a Bergamo ha fallito perché ad un certo punto ha rotto con gesti plateali e poco educati con quell’ambiente che era rimasto il suo unico alleato, cioè la Curva. Se tutto lo stadio invoca Ferreira Pinto (iniziò la Creberg), Doni e Talamonti significa che non ha digerito il modo in cui certi giocatori sono stati accantonati. I tifosi (e non la città o la provincia, come appare invece nell’analisi “spannometrica” del quotidiano) pagano il biglietto ed hanno tutto il diritto di far sapere al mister se le cose non vanno per il verso giusto.

In fondo, nelle ultime righe, si parla di Doni e del suo essere leader di uno spogliatoio che non accettava il palmares di un campione come Conte. Si dice che “la bergamaschità tanto sbandierata non accettava lo straniero dell’odiata Juve che voleva imporre un nuovo modulo di gioco”. E dire che anche quest’anno a Siena, dove Antonio Conte lavora con un altro preparatore atletico (D’Urbano), le cose nello spogliatoio toscano non sembrano andare tutte a gonfie vele. E anche su questo invito il collega R.S che firma il pezzo di Tuttosport a documentarsi. Mica sia colpa della “senesità”…

Scarica l’articolo di Tuttosport in pdf qui

Fabio Gennari

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