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Editoriali

Pragmatismo e concretezza: l’Atalanta vola in testa da sola

Di Redazione6 febbraio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Abbraccio nerazzurro

Abbraccio nerazzurro

BERGAMO — Pensateci bene. Il bergamasco, tipicamente, viene etichettato ovunque come pragmatico, lavoratore, emblema della concretezza. Nessun volo pindarico, pochissime concessioni alla fantasia e tanta voglia di vedere, di sentire, di toccare quelle certezze che ne sostengono lo spirito. Le emozioni.

Il tifoso atalantino è bergamasco e vede nella Dea la naturale espressione della sua passione. Qualcuno negli anni l’ha pure deliziato con manovre avvolgenti ma restano due assunti che stanno scritti in giro per la città. “Uomini, non campioni: all’Atalanta solo gente con gli attributi”. E ancora: “La maglia sudata, sempre”.

Due messaggi, due concetti che alla Dea di Stefano Colantuono calzano perfettamente. Anzi, paiono cuciti addosso. L’1-0 rifilato al Pescara rappresenta la quindicesima vittoria in campionato su venticinque partite. Nessuno ha fatto tanto. Questa squadra ha la seconda difesa della serie B (18 reti, il Varese è a 16), viene da una striscia positiva di 8 gare (sei successi) e nelle ultime 14 partite (da Piacenza in avanti) ha conquistato 32 punti su 42.

L’aspetto più positivo è che non sempre la squadra ha convinto. A volte non è piaciuta, spesso ci sono stati momenti in cui l’avversario pareva aver imbrigliato bene la matassa. Eppure, alla fine, ci siamo trovati a commentare i tre punti: la serie B è questa, si dice.

Ho aperto con quelle considerazioni sul bergamasco tipico perchè sono fermamente convinto che per togliersi delle soddisfazioni non bisogna mai dimenticarsi della propria natura. L’Atalanta è la più grande delle piccole ma per vedere calcio spumeggiante e manovre da applausi ci vuole pazienza.

Qualcuno dimentica cosa stavamo a commentare poco più di un anno fa? Vi siete scordati del ciclone che ha sconquassato l’ambiente orobico da giugno in avanti? Suvvia, esteti pallonari, non è il momento di alzare la cresta: si soffre ma si vince, la serie B è un passaggio obbligato dopo le scelleratezze del recente passato e quindi avanti. A testa alta.

Qui c’è un gruppo forte. Per certi versi, pure folle. Avete visto Ferri sabato? E Raimondi? E Ferreira Pinto? E Delvecchio? Uno ha vissuto ai margini ed è entrato come se non fosse mai mancato. L’altro ha l’Atalanta nel sangue e dopo due mesi passati a scaldare la panchina s’è riproposto alla grande. Il brasiliano ha fatto pure il capitano, l’ultimo arrivato appena entra pare che debba azzuffarsi con tutti e al fischio finale ha fatto il giro delle quattro tribune per salutare la gente. Dopo che Marilungo, nel giorno della sua peggior prestazione, aveva insaccato il gol vittoria.

“Ho un gruppo che mentalmente è composto da fuoriclasse”, dice Colantuono. C’è una squadra abbondante che sta dimostrando di poter vincere per manifesta superiorità, aggiungo io. Però per farlo, deve sapersi calare ogni settimana nella bagarre. Lottare, sgomitare, vincere. Perchè l’anno prossimo in serie A sarà un altro mondo. Perchè tra qualche mese il bergamasco atalantino vedrà Inter e Milan, non Portogruaro e Crotone. E in quel tempo, ci saranno altri sogni, altri obiettivi, forse un altro calcio.

E’ come se tutti si debba pensare di essere oggi in trattoria mentre domani ci si potrà sedere a tavoli di lusso magari con menu da urlo. Può essere, lo speriamo tutti. Intanto mangiamo polenta e coniglio, quelli nei posti chic non si trovano ma noi ci siamo nati e cresciuti.

Fabio Gennari

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