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Bergamo

Corsi fantasma, i legali di Alessio (CdO): da noi operazione legittima

Di Redazione4 febbraio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Corsi fantasma, i legali di Alessio (CdO): da noi operazione legittima
La Guardia di Finanza
La Guardia di Finanza

La Guardia di Finanza

BERGAMO — “La società del mio assistito era stata incaricata da queste società padovane di reperire i docenti per il corso. Cosa che ha fatto, pagando gli insegnanti ed emettendo regolare documentazione. Dunque, l’operazione è stata legittima”. Lo ha detto ieri a l’Eco di Bergamo Bartolomeo Falcone, avvocato difensore del dirigente bergamasco della Compagnia delle Opere Guglielmo Alessio, rinviato a giudizio insieme ad altre 9 persone per la presunta truffa dei corsi gonfiati, finanziati dal Fondo sociale europeo, scoperta dalla Procura di Padova.

“Il denaro ci è stato versato non da un ente pubblico, ma da una società privata – precisa ancora il legale al quotidiano bergamasco -. Nel caso, ma solo nel caso, fosse accertata la truffa, la società del mio assistito sarebbe stata utilizzata come mezzo per arrivare alle fatture gonfiate”.

Il gup padovano ha respinto le richieste e fissato la prima udienza per l’11 marzo 2011. Ad affrontare il processo per l’accusa di truffa aggravata ai danni di Stato e Ue per il conseguimento di erogazioni pubbliche, oltre ad Alessio saranno: Fabio Di Nuzzo, Federico Pendin, Paola Bertoldo, Simone Zanon, Andrea Gastaldo, Luca Castagnetti, Massimo Nicolini, Alberto Raffaelli e Graziano Debellini, 55enne ex presidente della Compagnia delle Opere del Nordest.

Bergamasco doc, membro del direttivo e del comitato esecutivo della Compagnia delle Opere (CdO), Alessio è una delle figure più importanti e di spessore nella nostra provincia per il movimento che si rifà a Don Giussani. Fra i più rilevanti firmatari della petizione “Sì alle intercettazioni”, apparsa sul sito dell’Italia dei valori di Antonio Di Pietro, Alessio negli anni scorsi è stato anche presidente della CdO.

Ma tornando all’inchiesta di Padova, secondo l’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Vartan Giacomelli, gli imputati, attraverso l’interposizione fittizia di una serie di società, avrebbero creato una rendicontazione contabile che faceva lievitare i costi, almeno sulla carta, per ottenere maggiori finanziamenti da Stato, Regione (ieri assente in aula pur essendo parte offesa) e Unione Europea. Le società, affiliate alla CdO, riunite in un pool chiamato “Cosmi”, avrebbero incassato, grazie a fatturazioni e giustificativi ritenuti di facciata, finanziamenti per oltre 560 mila euro. Soldi che poi, tramite l’intervento di società terze, sarebbero stati dirottati altrove. Nel proprio decreto, il gup ha sottolineato più volte che la decisione di disporre il rinvio a giudizio non rappresenta una sentenza definitiva ma è solo un passaggio per l’accertamento dei fatti.

L’inchiesta ha preso il via nell’ottobre del 2007, quando uno degli addetti alla rendicontazione dei progetti comunitari, in rotta con il network di cooperative cielline per una causa di lavoro, ha deciso di svelare alle forze dell’Ordine il funzionamento del metodo di acquisizione dei finanziamenti comunitari da parte del gruppo della CdO.

L’uomo ha fatto pervenire un dettagliatissimo esposto al Nucleo tributario della Guardia di Finanza, coordinato dal maggiore Antonio Manfredi, nel quale denunciava le tecniche del presunto sistema “Cosmi”. Accolta la soffiata, il pm Antonella Toniolo – primo dei tre sostituti che si sono succeduti nella conduzione di questa indagine – ha mandato le Fiamme Gialle a perquisire la sede dei Magazzini Generali, una delle società della galassia “Cosmi”. E lì i finanzieri hanno sequestrato centinaia di documenti, fatturazioni e pezze giustificative. Poi è stata la volta delle testimonianze dei collaboratori delle società di formazione, che hanno confermato di non aver mai lavorato ai progetti della CdO che erano stati finanziati con i fondi pubblici.

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