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Editoriali

Mi scusi Presidente, ma l’hanno salvata i bambini

Di Redazione3 febbraio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Le scolaresche entusiaste del Presidente

Le scolaresche entusiaste del Presidente

Se non fosse per i bimbi delle scolaresche, entusiasti e pieni di vita con le loro bandierine tricolori, la visita del presidente Napolitano a Bergamo sarebbe stata un flop clamoroso. Spiace dirlo, ma per onestà intellettuale dobbiamo testimoniare che sono stati davvero pochi i bergamaschi che hanno assistito all’evento. Un migliaio di persone assiepate lungo le transenne e i soliti noti della politica, quelli che con le istituzioni ci vivono.

Per il resto, la città – escluse le vie lungo il percorso presidenziale – di Napolitano non si è quasi accorta. Poche le bandiere tricolori esposte sui palazzi, la gente affaccendata nel tran-tran quotidiano. Insomma, la Bergamo attiva e veloce di tutti i giorni non ha avuto tempo da spendere per una manifestazione istituzionale. Se poi aggiungiamo che la visita è avvenuta in un giorno lavorativo, il quadro è completo.

Ben altra cosa era stata la manifestazione degli alpini: certo niente di paragonabile alla “toccata e fuga” del Presidente, e nessuno d’altronde si aspettava oggi mezzo milione di persone. Ma è il rapporto uno a 5000 che spaventa e dovrebbe far riflettere la politica. Sì perché al di là del giudizio sul personaggio Napolitano, è il ruolo di cardine sociale delle istituzioni che in questo caso pare essere messo in discussione. A Bergamo come a Roma, è da Pertini che gli italiani non sprizzano entusiasmo per i presidenti della Repubblica e la classe politica in genere (e forse qualche ragione ce l’hanno). E d’altronde nemmeno Napolitano pare entusiasta dell’attuale scenario politico e istituzionale.

La nostra città ha perso l’ingenuità di un tempo e ha imparato, per necessità, a badare alla concretezza. E’ forse per questo che la Lega e il suo pragmatismo, al limite dell’egoismo territoriale, riscuotono tanto successo in terra orobica. Alla stragrande maggioranza dei bergamaschi, diciamo la verità, interessa veramente poco dei 150 anni dell’Unità d’Italia, indaffarati come sono a tirar cinghia per mantenere o trovare un posto di lavoro. Quando poi la politica mostra gli spettacoli degli ultimi tempi, è ovvio che la dissaffezione monti. Una disaffezione che, a differenza di quanto previsto dagli esperti, non sfocia in ribellione e protesta violenta, bensì nell’amara indifferenza che serpeggia oggi fra i cittadini.

Lasciamo ad altri giornali il commento sulla parte istituzionale. Noi siamo stati fra la gente. E possiamo testimoniare che, a parte la frenesia del servizio d’ordine e delle telecamere e la curiosità di scolari e pensionati, il resto della città ha decisamente “snobbato” la visita del Presidente. Abbiamo toccato con mano quello che gli esperti di demoscopia vanno dicendo da tempo: cresce il popolo dei delusi dalla politica, che poi si trasforma in astensionismo alle urne.

Qualcuno dice che in questo momento sia il primo “partito” in Italia. E’ possibile. Ma restando a livello locale, il fenomeno dovrebbe preoccupare sia il centrodestra sia il centrosinistra. Il sindaco aveva invitato tutti i cittadini ad esporre in tricolore. Ebbene, dopo il suo invito è stata esposta una bandierina ogni 10 palazzi (e qualcosa vorrà pur dire). E quella via Tasso, scarsina di tricolori, lungo la quale il presidente ha passeggiato contrariamente alle previsioni, ha disegnato più di una smorfia di disappunto sul volto di Tentorio. Allo stesso modo dovrà pur esserci qualche spiegazione che non sia il giorno di festa se, sul versante centrosinistra, c’era più gente alla manifestazione del 25 aprile che alla visita del supremo difensore della Costituzione.

Forse è arrivato il momento che la politica, tutta, faccia un esame di coscienza. Anche perché alle elezioni, sempre più vicine, i bambini non votano.

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