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Bergamo

Abrate, un Generale nel cuore degli alpini bergamaschi

Di Redazione20 gennaio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il capo di Stato Maggiore della Difesa Biagio Abrate

Il capo di Stato Maggiore della Difesa Biagio Abrate

BERGAMO — Un predestinato. Un numero uno, che aveva la stoffa per emergere. Così, chi lo ha conosciuto, descrive il nuovo capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale degli alpini Biagio Abrate, nominato nei giorni scorsi al vertice delle nostre forze armate dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Abrate, cuneese di nascita, ha un “legame” stretto con Bergamo. Nel senso che sono stati numerosi gli allievi bergamaschi che hanno fatto parte del suo battaglione, quando insegnava alla scuola militare di Aosta, verso la fine degli anni Settanta, inizio Ottanta. Molti dei suoi alpini – e di questo ne andrà certamente orgoglioso, ne siamo certi -, oggi sono personaggi di primo piano della società bergamasca. Ci riferiamo per esempio al presidente di Confindustria Carlo Mazzoleni, oppure all’assessore comunale all’Urbanistica Andrea Pezzotta, oppure al celebre avvocato penalista Enrico Mastropietro, che lo hanno avuto come istruttore.

La descrizione che ne esce è quella di un leader nato: simpatico, affidabile, sincero, intelligente e fisicamente prestante. Capace di farsi ricordare con affetto dai giovani bergamaschi che hanno frequentato la sua scuola ufficiali in quegli anni ad Aosta, e che oggi sono davvero contentissimi per il traguardo raggiunto dal loro comandante, dopo una scalata inarrestabile.

Abrate è nato a S. Albano Stura (provincia di Cuneo) l’8 novembre 1949. Dopo l’Accademia Militare di Modena ha percorso tutti i gradini della gerarchia militare fino a diventare Generale di corpo d’armata. Agli inizi degli anni Duemila è stato comandante della prestigiosa Brigata alpina “Taurinense” e ha guidato la Forza d’interposizione multinazionale in Kosovo. Nel 2006 è stato chiamato a ricoprire l’incarico di Capo di Gabinetto del Ministro della Difesa prima con Antonio Martino, poi con Arturo Parisi e infine con l’attuale ministro Ignazio La Russa, con cui poi ha assunto anche l’incarico di Segretario generale della Difesa e Direttore nazionale degli armamenti.

Insomma un uomo d’esperienza e personalità, fin da allora destinato a un grande futuro: “Non era uno di quelli che si dava delle arie, anzi. Era molto disponibile con tutti e sveglio. Insomma, era un vero leader, un numero uno nato” conclude uno dei suoi ex allievi.

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