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Editoriali Politica

Treviglio: niente democrazia, niente voto

Di Redazione17 gennaio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Treviglio

Treviglio

Gentile direttore,
dicono che la speranza sia l’ultima a morire, ma se dobbiamo parlare di politica a Treviglio posso garantirle che nel corso del 2010 le ho visto esalare l’ultimo respiro.

Su queste pagine da un paio di anni compaiono appelli all’unità della politica, appelli perché si ritrovi un senso comune di convivenza, ci si organizzi attorno ad un programma e ad una figura condivisa che sappia rappresentare l’aspettativa dell’area moderata alle prossime elezioni. Tutti appelli rimasti inascoltati, almeno fino al momento in cui sto scrivendo questa lettera.

Domando a Lei ed ai suoi lettori, quanti sono i concittadini politicamente inadeguati che ci hanno informati d’essere pronti a “sacrificarsi per il Bene Comune”, quindi disponibili alla candidatura di primo cittadino? Personalmente ne ho contati a sufficienza per completare due squadre di calcio, riserve, allenatori e segnalinee compresi.

Mi scusi per l’uso dell’ironia direttore, ma pare sia l’ultima risorsa rimasta per combattere l’autoreferenzialità e il narcisismo, piaghe nazionali di questi ultimi lustri.

D’altronde, eliminato il dibattito democratico in quasi tutti i partiti, persino il congresso e le elezioni dei propri rappresentanti nelle sezioni locali, altro non poteva accadere essendo venuto a mancare lo strumento della selezione della classe politica.

Non essendoci più la politica e non contando più nulla il cittadino nelle scelte dei suoi rappresentanti, non resta che organizzarsi “per non farsi rappresentare” da persone che non si è potuto scegliere.

Mi permetta dunque l’ultimo appello, disperato, agli elettori trevigliesi: annunciamo agli autocandidati che se nelle prossime settimane le forze politiche moderate di centro e centrodestra non daranno un segno concreto di svolta verso la partecipazione democratica e condivisa, organizzeremo la nostra autoesclusione dal voto, lasciando al suo destino questa caricatura della politica.

Roberto Fabbrucci

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