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Editoriali

Tragedia del Monte Pora: ma cosa faceva un gruppo di principianti lassù?

Di Redazione17 gennaio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il costone che porta allo strapiombo del Monte Pora

Il costone che porta allo strapiombo del Monte Pora

E’ inutile negarlo. Al di là del giusto cordoglio per la famiglia di Fausto Bossetti, la domanda che questa mattina, leggendo sui giornali della tragedia del Monte Pora, tutti si sono posti è la stessa: ma cosa ci faceva un gruppo di principianti in un luogo così rischioso?

Sì perché quel costone del Pora, che piega su uno strapiombo alto 600 metri, rischioso lo è davvero. E non da oggi. Lo è sempre stato, soprattutto quando innevato. Lo sa bene chi frequenta abitualmente quella montagna: meglio girare alla larga. Lo ha ammesso persino il presidente della scuola di scialpinismo del Cai Alessandro Calderoli che, a L’Eco di Bergamo, ha detto testualmente che forse lo scenario è stato sottovalutato.

Vero. L’incidente è stato, ovviamente, una tragica fatalità. Ma la scelta dell’itinerario è stata quantomeno “infelice”. Chi conosce la montagna ha bene in testa l’inesorabile “legge” di ogni spedizione: tanto maggiore è l’inesperienza di chi sale, tanto minori devono essere i rischi potenziali (fermo restando che sulla montagna i rischi comunque non si possono mai annullare). Ebbene, qui abbiamo principianti, pur accompagnati, alla prima lezione di scialpinismo, uno sport di per sé pieno di rischi. Escursionisti che salgono su un pendio che confina con il costone della montagna. Escursionisti che – è stato riferito a Bergamosera – hanno fatto venire più di un brivido a chi, da là sotto, li stava guardando.

Perdere uno sci, in una disciplina come lo scialpinismo, è cosa abbastanza comune. Soprattutto per chi fa questo sport per la prima volta. Di norma viene messo in conto. Come la possibilità che accada un fatale errore. O che una scivolata sulla neve si “beva” i metri in pochi secondi. E i metri, lì di lato, dove il pendio diventava strapiombo, non erano certo molti. Alla prova dei fatti, troppo pochi. Il fato ci ha messo del suo, tragicamente. Chiamatela, se volete, sfortuna. Ma quando la iella bussa alla porta forse sarebbe meglio non invitarla a nozze.

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