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Economia

L’indagine: costruiamo nuove case ma non ci sono i compratori

Di Redazione17 gennaio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Bergamo

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BERGAMO — In Lombardia si costruiscono case e si prevede ancora di costruirne per una domanda che non c’è. Con un eccesso di edilizia libera contro una offerta di edilizia sociale e convenzionata insufficiente. E’ questo, in estrema sintesi, il risultato dell’indagine sull’offerta e il fabbisogno d’abitazioni realizzata dal Dipartimento di Architettura e pianificazione del Politecnico di Milano, sotto la direzione del professor Antonello Boatti, per conto della Cisl e del Sicet regionali.

La ricerca ha preso in considerazione cinque province: Bergamo, Brescia, Como, Milano e Pavia, analizzando la situazione nei comuni capoluogo e nel resto del territorio, sia per quanto riguarda la situazione pregressa al 2008, sia per quella prevista dal 2009 al 2018, relativamente a edilizia sociale, convenzionata e libera.

I dati non lasciano spazio a molti dubbi. Esiste un fabbisogno forte e crescente di edilizia sociale da destinare all’affitto, che ha la sua punta nella città di Milano, che da sola genera un fabbisogno irrisolto di edilizia sociale al 2018 di 223.575 vani e che per le cinque province prese nel loro insieme è di ben 767.450 vani. Questo, già detratta l’esigua offerta di 54.824 vani di edilizia sociale prevista tra il 2009 e il 2018.

Di contro, si ha un eccesso di edilizia libera di 490.930 vani, risultato di un’offerta di ben 750.394 vani rispetto ad una domanda che, al 2018, si ferma a 259.463.
Deficitaria anche l’offerta di edilizia convenzionata, che è stimata dai ricercatori del Politecnico in 348.983 vani contro un’offerta di 132.961, mancandone quindi 209.303.

“Mai come oggi forse la prospettiva del normale godimento del diritto ad abitare in una casa appare irraggiungibile per una parte crescente della popolazione lombarda – ha sottolineato il segretario generale della Cisl Lombardia, Gigi Petteni, nel suo intervento -. Appare inoltre evidente che il diritto ad un’abitazione dignitosa anche per le famiglie più bisognose pare essere stata progressivamente rimossa dalle strategie delle nostre amministrazioni”.

Lo studio evidenzia una storica marginalità dell’intervento pubblico nell’edilizia del nostro paese, stimato attorno al 4,5 per cento del totale. Cifra che raggiunge il 34,6 nei Paesi Bassi, il 21 in Svezia, il 20 in Danimarca, il 17 in Francia, il 14,3 in Austria, l’8 in Irlanda, il 7 nel Belgio e il 6,5 in Germania. “Il 4,5 per cento è assolutamente insufficiente a soddisfare il fabbisogno di edilizia sociale e convenzionata, considerato il livello degli affitti, soprattutto nelle grandi concentrazioni urbane – ha sottolineato nella sua esposizione il professor Boatti -. Il fatto poi che progressivamente si provveda a smantellare i quartieri di edilizia popolare, privatizzandoli, accentua la forbice esistente”.

La domanda abitativa è stata ottenuta considerando le fasce di reddito, utilizzando un indicatore equivalente di situazione economica Isee Erp, introducendo elementi correttivi provincia per provincia, per distinguere le fasce di reddito tra capoluogo e resto del territorio, tenendo conto inoltre del diverso costo degli immobili. “Occorre un’inversione di tendenza – ribadisce Gigi Petteni -, favorendo il rilancio degli interventi edilizi non solo residenziali, ma dedicati alle attività produttive ed un riequilibrio di quelli destinati alla residenza, aumentando fortemente la produzione di edilizia sociale, dando la preferenza al recupero delle aree abbandonate e delle industrie dimesse. La Regione – aggiunge il segretario generale della Cisl – deve approntare un piano per l’edilizia residenziale pubblica e per l’edilizia sociale in Lombardia”.

Il dato di sintesi racchiuso dal fabbisogno al 2018 evidenzia l’urgenza generata dall’edilizia sociale nella provincia di Milano con 449.743 vani, seguita da quella di Brescia con 134.366, Bergamo (83.244), Pavia (55.020) e Como (45.077). Il fabbisogno di edilizia libera, di contro, risulta praticamente inesistente se non, con un valore assai basso, all’interno del comune di Milano per 13.507 vani.

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