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Politica

Prostituzione e concussione: Berlusconi indagato per Ruby

Di Redazione14 gennaio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Berlusconi e Ruby

Berlusconi e Ruby

MILANO — Silvio Berlusconi è indagato dalla Procura di Milano per le ipotesi di reato di “concussione” e di “prostituzione minorile” in relazione al caso della marocchina Ruby finito su tutti i giornali del mondo qualche mese fa.

Secondo la contestazione d’accusa, il premier per occultare di essere stato cliente di una prostituta minorenne in numerosi weekend ad Arcore, assicurarsi l’impunità da questo reato e scongiurare che venissero a galla i retroscena delle feste nella sua residenza brianzola, avrebbe abusato della propria qualità di primo ministro per indurre i funzionari della Questura di Milano ad affidare indebitamente l’allora 17enne marocchina, scappata da una comunità per minori, alla consigliera regionale lombarda pdl Nicole Minetti.

In una nota, la Procura di Milano spiega che il premier è stato iscritto nel registro degli indagati il 21 dicembre e che oggi gli è stato notificato l’invito a comparire. Nello stesso comunicato, il procuratore capo della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati chiarisce che il reato di sfruttamento della prostituzione si sarebbe consumato ad Arcore nel periodo che va da febbraio a maggio del 2010.

Dalle indagini della Procura risulta che Ruby si sarebbe recata più volte ad Arcore alle feste private del premier. Lo dice l’analisi del traffico telefonico del suo cellulare, che l’avrebbe localizzata ad Arcore non una sola volta, ma in numerosi weekend concomitanti con la presenza di Berlusconi nella propria residenza. Inoltre, in un computer sequestrato alla ragazza gli inquirenti avrebbero trovato foto e video delle feste in Sardegna con il premier.

Indagati anche Lele Mora e Emilio Fede che hanno ricevuto un avviso di garanzia e che, secondo l’accusa, avrebbero gestito anche un giro di prostitute maggiorenni: a loro, infatti, viene contestata anche la violazione di alcune disposizioni della legge Merlin e, in particolare, l’aver indotto, favorito e sfruttato la prostituzione reclutando più prostitute.

Violentissima la replica dei fedelissimi del premier. “Se qualcuno alla Procura di Milano ha creduto di interpretare la sentenza della Corte costituzionale come un avallo a iniziative di killeraggio giudiziario fondate su porcherie da guardoni di quart’ordine per colpire il governo e il presidente del Consiglio si sbaglia di grosso”. Lo afferma il deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio.

“In Italia i talebani della Procura di Milano ricorrono a queste infamie per attaccare il governo e il premier. E’ un fatto di una gravita’ inaudita a cui le forze politiche -conclude Stracquadanio – dovrebbero reagire riformando immediatamente la giustizia per impedire che qualche procuratore possa costantemente e impunemente attentare alle libertà democratiche”.

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