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Politica

Napolitano in visita nella terra dei “non mi sento italiano”

Di Redazione12 gennaio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

BERGAMO — Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sarà in visita a Bergamo il prossimo 2 febbraio. La notizia è stata ufficializzata questa mattina.

Per Napolitano si tratta della seconda volta nella nostra città, la prima però da Presidente. Il capo dello Stato sarà accompagnato dall’inseparabile moglie Clio e dal suo entourage. Resterà a Bergamo per l’intera giornata. Incontrerà cittadini e istituzioni (la scaletta è in fase di definizione).

Non capita tutti i giorni che un Presidente visiti la nostra città. L’ultima volta era stata quella di Carlo Azeglio Ciampi nel maggio del 2003, durante l’amministrazione Veneziani, con Tentorio come vicesindaco. Guarda caso anche stavolta Mirko Tremaglia, che nel settembre dello scorso anno ha invitato il presidente a Bergamo, ha fatto la sua parte.

Ma la domanda è: quale Bergamo si troverà di fronte il Presidente? Certo l’occasione è solenne e per questo, probabilmente, la visita sarà “plastificata” come solo le occasioni istituzionali sanno essere. Tutti in livrea, sorrisi e fascia tricolore: il capo dello Stato, d’altronde, verrà per festeggiare il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. Ma in realtà, al di là dei lustrini, il Presidente avrà a che fare con una provincia che spesso storce il naso di fronte a manifestazioni del genere. L’elenco delle iniziative di boicottaggio del tricolore, soprattutto di stampo leghista, sono infinite. Inutile elencarle di nuovo. Bastino le scuole con il Sole delle Alpi e i vessilli italiani non esposti nelle sedi istituzionali, in occasione di grandi manifestazioni nazionali.

Tuttavia, al di là delle esternazioni prettamente politiche, serpeggia nella media borghesia bergamasca un sentimento innegabile. Quello descritto in maniera magistrale da Giorgio Gaber in una delle sue canzoni. Ecco il testo.

“Mi scusi Presidente
non è per colpa mia
ma questa nostra Patria
non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia.
Mi scusi Presidente
non sento un gran bisogno
dell’inno nazionale
di cui un po’ mi vergogno.
In quanto ai calciatori
non voglio giudicare
i nostri non lo sanno
o hanno più pudore.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
se arrivo all’impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.

Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po’ sfasciato.
E’ anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che tutto è calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c’è un’aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui mi incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos’è il Rinascimento.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c’è un’altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido “Italia, Italia”
c’è solo alle partite.
Ma un po’ per non morire
o forse un po’ per celia
abbiam fatto l’Europa
facciamo anche l’Italia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

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