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Lettere

La nostra economia ha bisogno di tecnici preparati

Di Redazione22 dicembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Due tecnici al lavoro

Due tecnici al lavoro

Egregio Direttore,

vorrei parlare di lavoro, dobbiamo smetterla di tritare aria fritta, è davvero ora di piantarla con i «pezzi di carta». Noi purtroppo abbiamo in mente una distinzione molto falsata fra lavoro manuale e lavoro intellettuale.

Un tempo, quando c’erano operai e contadini quasi analfabeti, oppure intellettuali umanisti, questa distinzione poteva avere senso, ma oggi che senso ha dire che un tecnico ( di impianti di combustione, di impianti termoelettrici o di macchine ) fa un lavoro manuale mentre l’impiegato ne fa uno intellettuale?

Il tecnico affronta problemi che costituiscono una vera sfida intellettuale con un sapere che ha acquisito in anni di studio e di lavoro. L’altro spesso fa un’attività di routine che richiede solo di adoperare, in modo a volte elementare, il computer (leggi bancari, commercialisti, avvocati ecc ).

La nostra economia ha bisogno di tecnici preparati, un disperato bisogno. E non solo nelle tradizionali professioni industriali, ma anche nelle attività di servizio: elettricista, idraulico, giardiniere, esperto di impianti di sicurezza, cuoco e pasticciere, infermiere o tecnico di infissi.

Anzi, oggi serve un sapere teorico-pratico anche per fare il semplice commesso: in un negozio di fiori dovrebbe conoscere fiori e piante, in uno di prodotti tessili le fibre e le manifatture, in una libreria i libri che vende e, nel campo dei computer, conoscere i diversi sistemi operativi e saper dare una vera assistenza ai clienti.

Invece questi tecnici mancano, le imprese li cercano e non li trovano. Molte famiglie e molti giovani vanno ancora all’università per avere il «pezzo di carta» e sognano un lavoro intellettuale, magari di diventare subito scrittore, avvocato, giornalista, conduttore televisivo. E poi si trovano in diecimila a un concorso per cinque posti da vigile urbano o da impiegato statale.

E la principale causa è proprio la distinzione fra lavoro intellettuale e manuale anche nell’insegnamento. Perché da un lato si fanno corsi universitari astratti senza rapporti con la realtà, dall’altro corsi professionali senza sufficiente base teorica. Mentre al contrario, occorre una formazione che dia un sapere elevato ma applicato ai problemi concreti. Dove impari studiando e lavorando su casi reali, sotto la guida di bravi maestri e sapendo che devi dare un risultato.

La sfida della concorrenza globale ci vuole preparati. Dobbiamo svegliarci un po’ tutti, soprattutto quelli della mia generazione, mettere da parte e far mettere da parte ai nostri figli le fantasie, le aspirazioni del “ fanegottificio statale”, guardare in faccia la realtà come i nostri genitori hanno fatto nel dopoguerra quando, in pochi anni, siamo usciti dalla miseria, come ha fatto la Cina, come stanno facendo il Brasile e l’India. Ritrovare slancio vitale, ma soprattutto rigore , determinazione, rimboccandoci le maniche e sporcandoci ancora le mani, come una volta!

E buon successo a tutti.

Adriano Pelucchi

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