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Politica

Pdl: Pagnoncelli, Saffioti e la “cena delle beffe”

Di Redazione21 dicembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Da sinistra: Marco Pagnoncelli, Formigoni e Raimondi

Da sinistra: Marco Pagnoncelli, Formigoni e Raimondi

BERGAMO — Il Pdl di Bergamo, non è una scoperta di oggi, è un partito assai singolare. E così accade che una mega-cena organizzata dall’ex segretario provinciale di Forza Italia Marco Pagnoncelli, con il malcelato intento di lanciare il suo ritorno in grande stile al vertice provinciale, si trasformi in una sorta di “cena delle beffe”, dove risvolti tattici, strategie e colpi di scena si mescolano in modo persino rocambolesco.

Preamboli a parte, ecco cosa è successo. Accade che Pagnoncelli, in grande spolvero e pronto a far un sol boccone della segretaria provinciale (nel momento in cui il tanto agognato congressino dovesse mai vedere la luce), decida di organizzare un mega-incontro-cena-meeting in cui invitare tutta la Bergamo che conta, per dar peso alla sua candidatura. Accade anche che il delegato regionale si accordi con l’assessore regionale Marcello Raimondi, per mettere in piedi un mega-evento a due, per mescolare un po’ le carte ma rendere palese a tutti che dentro il Pdl esiste un asse Pagnoncelli-Raimondi di enorme forza politica.

Per far questo, i due invitano alla Fiera di via Lunga circa un migliaio di astanti. La cosa – non si sa come, ma è facile da immaginare -, arriva all’orecchio del coordinatore provinciale del Pdl Carlo Saffioti che, per controbilanciare la forza degli avversari, invita alla cena anche un bel po’ dei suoi (salvo poi essere costretto alla ritirata per posti esauriti, si dice). E aggiunge pure una cinquantina di amici del suo sostenitore di sempre: Gianni D’Aloia, deus ex machina cittadino del partito. Risultato: Pagnoncelli s’infuria. Come – lamenta il politico di Bottanuco ai suoi collaboratori – io preparo un mega-evento spot personale e questo me lo trasforma in una manifestazione di partito?

E così, fra mugugni e imprecazioni, si arriva alla sera della cena. La composizione dei tavoli è più o meno questa: 220 seguaci di Raimondi, una quarantina di Marcello Moro, una quarantina di Enrico Piccinelli, una settantina del senatore Valerio Carrara, un ottantina di daloiani e saffiottiani e, dulcis in fundo, fra i 250 e i 300 sostenitori di Pagnoncelli.

Davanti al ministro Gelmini, al sottosegretario Mantovani, a tutti i parlamentari bergamaschi del Pdl, al presidente della Regione Formigoni, al vicecoordinatore del Pdl lombardo Massimo Corsaro e a circa 800 persone, prende la parola Raimondi che, come da copione, ringrazia tutti, ma evita accuratamente di fare riferimenti politici espliciti ad accordi. E già lì, Pagnoncelli storce il naso. Quando è il turno di Formigoni, il presidente della Regione lesina complimenti ai suoi migliori collaboratori bergamaschi: Marco e Marcello. In prima battuta dimentica Carlo (Saffioti) e Pagnoncelli se la ride sotto i baffi. Poi tocca al ministro Gelmini che, contrariamente alle previsioni, invece di benedire il nuovo asse Pagnoncelli-Raimondi (CL), si tiene ben distante dalla politica locale.

Quando Marco sale sul palco, stizzito anche per la presenza dei saffiottiani, mette subito le cose in chiaro: “Caro Carlo – dice dal pulpito rivolgendosi a Saffioti – mi fa molto piacere che tu abbia accettato il mio invito a partecipare a questa cena”. Un modo elegante per dire: sia chiaro a tutti che io sono il padrone di casa e lui l’ospite. Saffioti nel suo intervento abbozza una replica, sui 600 amministratori del Pdl. Troppo timida per la serata.

Tommaso D'Aloia fra Pagnoncelli e Raimondi

Tommaso D'Aloia fra Pagnoncelli e Raimondi

Ma non fa a tempo a concludere il suo discorso che ecco il patatrac. Con un autogol involontario quanto clamoroso, Gianni D’Aloia chiede a Raimondi di far dire due parole anche a suo figlio Tommaso, assessore comunale. L’avesse mai fatto. Quando il giovane sale sul palco Saffioti sbianca in volto. Cereo, teme il tradimento. La scena, dice chi era presente, ricorda tanto, con le debite proporzioni, l’assassinio di Cesare: “Tu quoque, Brute, fili mi”. Che tradotto nel meno nobile politichese suona più o meno così: “Come, anche i daloiani contro di me? Il mio amico storico mi ha scaricato ed è passato al nemico?”. In realtà, non sarà così. Il bello è che poco più in là c’è Pagnoncelli che, accanto a D’Aloia sul palco, abbozza anch’egli un sorriso tiratissimo: “Come, è il mio evento e parlano gli avversari?” gli si legge negli occhi con cui incenerisce Raimondi.

Qualcuno ipotizza che la “mossa Tommasino” sia stata concordata fra Pagno e Marcello. E che gli sguardi fossero teatro. Possibile. Il risultato, in entrambi i casi, non cambia: “seppellito”, in senso figurato ovviamente, il coordinatore provinciale.

Alla fine, dalla super-cena ad alta “gradazione” adrenalinica emergeranno comunque alcuni dati politici indiscutibili. Il primo è che Pagnoncelli ha voluto mostrare tutto il suo peso politico e in parte c’è riuscito. Il secondo è che la tenuta dell’asse con Raimondi e CL è tutta da verificare, mentre pare più solido il “patto” con gli uomini di Carrara. Il terzo è che con il suo stile equilibrato, al limite del cerchiobottismo, Raimondi è riuscito a gestire, seppur nel conflitto, le due fazioni in lotta. Il quarto è che Saffioti è parso in grossa difficoltà. Il quinto è che in ogni caso, come noto da qualche mese, dentro il Pdl c’è una maggioranza diversa da prima. Anche se la conta dei voti di solito si fa ai congressi…

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