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Lettere

Omaggio a Maurizio Marchesi

Di Redazione20 dicembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Maurizio Marchesi, volto sconosciuto, ma penna ben nota tra i tanti estimatori del giornalismo. Il suo pensiero viaggiava veloce per le vie di Facebook e sulle pagine dell’agenzia stampa “Il velino”. Sempre sul pezzo ma non solo. Era dentro e fuori la notizia. La cercava, la cavalcava e ci rendeva partecipi.

Cosa che oggi, proprio in occasione della sua scomparsa, altri colleghi non hanno saputo fare. Lo ricordiamo orgogliosamente repubblicano ed estimatore del presidente Cossiga. Molto apprezzato dalle centinaia di amici che aveva su Facebook, dove ogni ora aggiornava sulla situazione politica con passione e rara puntualità. Un giornalista schierato e senza paura, orgoglioso delle sue idee ma sempre rispettoso di quelle altrui. Quando doveva criticare preferiva il fioretto dell’ironia alla sciabola dell’insulto becero. Si sapeva come la pensava ma i suoi scritti coglievano sempre l’essenza dei movimenti dentro e fuori dal parlamento.

È stato un maestro di quelli che non amavano i tromboni e le fanfare, e a cui i ragazzi che vogliono avviarsi alla professione debbono guardare con ammirazione e rispetto. Maurizio era un giornalista lontano dai salotti buoni, dai velluti di una certa “intellighenzia” che nel nostro Paese va per la maggiore, in modo sovente autoreferenziale. Era un cronista duro e puro che detestava i fronzoli e raccontava la sostanza delle cose senza teatralità e geroglifici intellettuali. Anche oggi il mondo dell’informazione e non solo ha perso un Uomo.

Chiara Copler

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