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Editoriali

Abbonato che fischia? Forse è meglio un posto vuoto

Di Redazione12 dicembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La Curva Pisani

La Curva Pisani

BERGAMO — E’ successo ancora. Non è la prima volta, ho paura che non sia nemmeno l’ultima ma siamo seri: è una cosa inaccettabile. Inspiegabile. Clamorosa, per certi versi assolutamente fuori dalla realtà.

A più riprese, durante Atalanta-Albinoleffe, sono piovuti fischi dalle tribune. Si sono uditi rumori sinistri, brontolii stravaganti, manifestazioni di disappunto anche palesi. Era già successo altre volte, in particolare ricordo un vantaggio di due gol contro l’Ascoli ed un rumoreggiare perfino violento al primo abbozzo di possesso palla.

Sono sempre stato convinto che le condizioni ambientali, non quelle meteo, inficino parecchio le prestazioni di una squadra. A qualsiasi livello, in qualsiasi campionato e a prescindere dalla caratura tecnica. Il calcio e lo sport sono fatti di emozioni, ogni incontro è un dare-avere sotto questo profilo ma ciò che succede a Bergamo durante le partite dell’Atalanta ha dell’incredibile.

Ci sono oltre 16.000 abbonati, eppure a rotazione arrivano in sala stampa giocatori o dirigenti che sottolineano quanto siano strani certe dimostrazioni di insoddisfazione. Come se l’Atalanta dovesse ogni volta garantire uno spettacolo in stile Barcellona, come se il solo fatto di possedere una tessera stagionale dia ogni diritto di critica.

Lo spettatore paga e ha diritto di contestare. Nessuno lo nega. Però ci sono due modi di vivere le partite allo stadio: quello delle tribune e quello della curva. Nessuna alternativa. Pieno sostegno o mugugno continuo.

Ciò che non si capisce è come possano fischiare i giocatori, abbonati che sono accorsi a sottoscrivere l’Unico Obiettivo. Tutti con la berretta d’ordinanza che reca la “A” stampata in fronte, tanti impegnati a fischiare un gioco che non scorre. Una scelta che non piace. Un’azione che non termina come si vorrebbe.

L’ambiente, allo stadio di Bergamo, è diviso. E, francamente, considero allucinanti i fischi che arrivano spesso sulle spalle dei giocatori. A che serve dimostrare il proprio disappunto mentre la squadra è in vantaggio (contro l’Ascoli) oppure nel momento in cui l’avversario chiude gli spazi e si fatica ad attaccare? Non è più logico attendere il fischio finale per poi dimostrare che non si è gradito?

Tutti hanno il diritto di dire la loro. Però, lasciatemi pensare ad alta voce. Se il presidente commenta il brontolio definendolo “assurdo”, mi viene un dubbio: a tre mesi di distanza dalla fine della campagna abbonamenti, saranno ancora tutti convinti nel quartier generale nerazzurro che la politica dei prezzi stracciati ha riempito lo stadio di gente che è pronta a sostenere la squadra?

Sembra che la pazienza non abiti nelle tribune del Comunale, pare che ci sia una strana sindrome da bel-gioco-obbligato-con-successo-garantito che affligge tutti quanti. Credete che non sia Antonio Percassi il primo deluso da certe prestazioni? Pensate davvero che i 40 milioni di euro che ballano tra permanenza in B e salita in serie A non siano un buon motivo per esternare tutta la propria delusione?

Eppure Percassi, con lui tutti i dirigenti, non ha mai “sbroccato”. Mai nessuno sopra le righe, solo qualche segnale di insoddisfazione pubblica corroborata da sfuriate al chiuso degli spogliatoi durante la settimana. Allo stadio, la squadra si sostiene fino alla fine. Se uno ha comprato il posto per tutta la stagione ma si preoccupa solo di contestare, forse era meglio se lasciava quel seggiolino vuoto.

Ultima chiosa, parliamo di punti. Squadra terza, in casa sconfitta solo una volta e bloccata sul pari in gare definite da tutti come dominate. Undici vittorie in 19 partite, piena corsa per la promozione e ampi margini di miglioramento. Soprattutto mentali. Cosa serve, dunque? I giocatori sono questi, il mister pure. Si pensi solo a sostenerli, almeno nei 90 di gioco. Poi, ognuno faccia quel che crede anche se nessuno deve dimenticarsi che i punti, la promozione, l’obiettivo si raggiungono vincendo. Non giocando bene.

Fabio Gennari

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