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Editoriali Primo Piano

Quando la cultura è ostaggio degli agit prop

Di Redazione10 dicembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Carlo Scotti Foglieni

Carlo Scotti Foglieni

Come se non fosse bastata la filippica dell’ineffabile direttore d’orchestra Daniel Barenboim, giunto a tediare il pubblico che assisteva alla prima della Scala con la lettura propagandistica di un articolo della Costituzione, oggi dobbiamo registrare la mobilitazione generale a favore della “cultura” da parte di alcune note librerie bergamasche e istituzioni culturali (o pretese tali), orchestrata dalla Cgil di Bergamo. Incluso, ahimé, il negozio di libri dal quale mi servivo da anni per il quale il termine libreria ormai mi pare ormai esagerato.

Sono convinto che la cultura sia un bene troppo prezioso per essere preso in ostaggio dagli agit prop di turno, di destra o sinistra che siano. Allo stesso tempo ritengo che ci siano persone che pur senza aver letto alcunché in vita loro si riempiono la bocca parlando di libri e cultura. E infine mi sento di condannare chi cerca di compiere strumentalizzazioni politiche su un tema tanto importante, secondo gli schemi di una politica vecchia e senza proposte che si presta strumentalmente ai soliti interessi di bottega.

Per questo, vedendo il mio fornitore di libri nell’elenco degli aderenti alla manifestazione, ho deciso di cambiarlo e di cercarmi una libreria al posto di un negozio di libri ideologizzato. Essendomi accorto – lo dico a malincuore, dopo anni -, dell’errore commesso, ha deciso di informare il negozio di cui sopra della mia intenzione di cercare altrimenti qualcuno che distingua il concetto di libro e di cultura da quello di azione politica.

Credo che quello che ci viene proposto oggi sia una brutta copia di un pessimo teatro, che ricorda più “le vite degli altri” dell’equilibrio con il quale Feltrinelli Editore gestisce alcune scelte editoriali che, pur essendo lontane da me, consulto, leggo, frequento e apprezzo. Le idee non si formano con i teatrini degni del peggior bolscevismo alla Cacciapuoti (cito “Mistero Napoletano” di Ermanno Rea, che immagino nessuno dei nostri pretesi intellettuali avrà letto).

Speravo davvero che i tempi del Minculpop fossero un brutto pezzo di storia patria e appartenessero, come l’oggettività della colpa e le troike, alla storia. Mi accorgo invece che il peggio non muore mai. Non ho nulla da insegnare a nessuno, per carità, però mi piacerebbe che i miei concittadini, i bergamaschi liberi ed amanti della valore formativo e educativo del libro, riflettessero a fondo su dove comperano qualcosa e chi glielo consiglia, perché magari non è una scelta libera ma di parte.

Un libro, una scelta culturale, non è solo tempo e carta, ma serve a formare e a crescere. La cultura non si costruisce in nome di un partito o di una fazione, ma deve essere libera, affrancata dalle catene dei consueti maestrini con la penna rossa. O in cerca di troppo facili finanziamenti statali per opere che poi, davvero, non interessano a nessuno.

La lezione di Socrate in fondo è ancora lì. Un uomo può cambiare la storia del pensiero moderno. Morire per il rispetto della democrazia, rifiutando di sottrarsi a una condanna ingiusta, e fare tutto senza pretendere contributi statali più utili a mantenere funzionari di partito che a costruire coscienze. Due pensieri che oggi credo siano talmente distanti da spingermi alla vergogna per aver dovuto chiamare in causa un gigante per parlare di termiti.

E che dire, poi, dei “cattivi maestri” che tra gli altri firmano il documento? Non ne voglio parlare, perché sono la dimostrazione vivente che la nostra scuola ha perso definitivamente l’idea di cultura per dedicarsi alle mere nozioni e alla politica. Quel letame sulla casa della Gelmini non fa poi tanto male: assicuro, per averlo fatto nell’azienda agricola di famiglia, che si rimuove con un getto d’acqua. Il gesto non merita nemmeno commenti. O uno ha il coraggio delle proprie idee o tiri pure quello che vuole contro quello che preferisce: rimane uno che pensa di dare valore simbolico alla propria vigliaccheria. Due cose che spiegano perché se oggi Nietzsche dovesse scrivere un saggio sull’avvenire delle nostre scuole dovrebbe lasciare le pagine in bianco. O se Lenin dovesse fare una rivoluzione di Ottobre dovrebbe pagare i rivoluzionari e farla a colpi di letame.

La cultura è altro. Molto oltre l’erudizione e davvero lontana dal nozionismo. O dalla vendita in un negozio di qualche libro di cui forse, e non sempre, si è sfogliato il risvolto di copertina.

Carlo Scotti-Foglieni
Presidente Movimento Culturale Yurta

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