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Isola

Yara: gli investigatori indagano anche sulla pista del “conoscente”

Di Redazione9 dicembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La polizia in azione

La polizia in azione

BREMBATE SOPRA — Yara si fidava di chi l’ha aggredita o sequestrata. È la pista che stanno analizzando gli investigatori che indagano sulla sparizione della 13enne di Brembate di Sopra, scomparsa in circostanze misteriose il 26 novembre scorso.

La riflessione fatta dagli inquirenti parte proprio dalla palestra. Quella sera Yara consegnò uno stereo alle sue istruttrici, ma invece di tornare verso casa imboccò una strada diametralmente opposta, puntando verso via Marconi. Lo dicono tre cani specializzati, utilizzati nella ricerca. Eppure nessuno ha notato la giovane lasciare l’impianto e, secondo gli investigatori, è difficile pensare a un’aggressione passata del tutto inosservata (senza urla della ragazza o tentativi di autodifesa) a quell’ora. Dunque, questo è il ragionamento al vaglio, la 13enne si è allontanata con qualcuno che conosceva.

Per questo nei giorni scorsi gli investigatori dei Carabinieri sono saliti in gran segreto sul bus della Sab che Yara utilizzava tutte le mattine per raggiunge la scuola delle suore Orsoline di Somasca, in via Broseta, a Bergamo, scendendo alla fermata nei pressi della Croce Rossa. Nel frattempo, ha recuperato credibilità (anzi non l’ha mai persa) la testimonianza di Enrico Tironi, il 19enne che ha detto di aver visto Yara accanto a due uomini in via Rampinelli la sera della sparizione. Lì vicino una Citroen rossa ferma con i fari accesi e un’ammaccatura sulla carrozzeria. Un ex guardia giurata e una donna, inoltre, avrebbero notato due uomini litigare in via Rampinelli. Mentre un ragazzino avrebbe sentito gridare nei pressi del centro sportivo, e una ragazza avrebbe notato un furgone bianco ad alta velocità in via Locatelli.

Certo è che alle 18.49 il telefonino della 13enne aggancia la cella di Mapello, dove è in costruzione un grande centro commerciale e dove lavora come operaio il 22enne marocchino scarcerato. Un’area isolata distante circa tre chilometri dal punto di partenza e dove le tracce di Yara si perdono dal momento che chi spento il cellulare, pochi minuti dopo, ha tolto la batteria con la chiara intenzione di non farlo ritrovare. E pare impossibile che Yara abbia percorso da sola quelle strade buie e sinistre fino al centro commerciale, dove i Ris hanno trovato tracce – quali non è dato sapere – della ragazza. E difficile anche che abbia accettato un passaggio da uno o più sconosciuti.

Nel frattempo, il fior fiore delle forze dell’Ordine italiane si sta dispiegando nell’indagine. Dopo, il Ris, il Racis e il Rac (reparto analisi criminologiche), sono scesi in campo anche i carabinieri del Ros di Brescia e per oggi è atteso l’arrivo degli uomini dello Sco, il Servizio centrale operativo della polizia di Stato. Lo Sco, oltre ad occuparsi di mafie italiane e straniere, ha persino una squadra anti-sette e una Divisione Analisi che raccoglie dati e informazioni concernenti i delitti a sfondo sessuale e i bambini scomparsi. A Bergamo arriverà anche il direttore Gilberto Caldarozzi, noto per aver risolto i casi del rapimento e dell’omicidio del piccolo Tommy e per la cattura di Bernardo Provenzano.

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