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Politica

Giovane Italia: “arma letame” non fermerà la riforma

Di Redazione7 dicembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Stefano Benigni

Stefano Benigni

BERGAMO — “Solidali con il Ministro Gelmini, arma letame non fermerà certo il sostegno alla riforma dell’università: se questo è quello che hanno in testa, be’, il prodotto dei loro pensieri lo scarichino nel proprio giardino di casa”. Giovane Italia, il movimento giovanile del Pdl commenta così il gesto la pseudo-protesta degli studenti messo in atto nella notte.

“Resta un fatto: questo non è quello che sentono gli studenti bergamaschi – affermano Stefano Benigni e Daniele Zucchinali, responsabili di Giovane Italia, e Valentina Piazzoli, responsabile Universitari della Libertà, associazione cui appartengono 9 eletti nei Consigli di Facoltà e nel Senato Accademico –. Piuttosto, i nostri colleghi, frastornati dalle polemiche pretestuose e dalle informazioni taroccate messe in giro dalla sinistra, hanno bisogno di spiegazioni chiare sui cambiamenti in atto: siamo in campo da tempo, e le persone serie ci stanno ascoltando”.

“Non ci interessa discutere con gli autori di simili gesti – spiegano – Piuttosto vorremmo rispondere a chi, mai eletto negli organi di rappresentanza né tanto meno facente parte di associazioni attive in università, illegittimamente si autoproclama paladino degli studenti, manda in tilt il traffico cittadino con le sue manifestazioni e asserisce castronerie inaudite poi diffuse mezzo stampa. Queste persone rappresentano solo se stesse. Ben diversa è la posizione di chi, come noi, ha chiesto e ottenuto la fiducia dei propri colleghi presentandosi alle elezioni universitarie. Gli altri, con i loro atti e il loro clamore, violentano le regole della democrazia”.

Punto per punto, i rappresentanti di Universitari della Libertà smontano gli assunti di “Università degli studenti”: “Non è vero che la riforma mette in discussione il principio per cui l’università deve essere sostenuta dallo Stato, tanto che i fondi per il 2011 sono sostanzialmente gli stessi di quelli del 2007. Semplicemente, ogni ateneo avrà la possibilità di potersi aprire al finanziamento privato. Quella che passa come la privatizzazione degli atenei altro non è se non una indispensabile cura di efficienza gestionale”.

“Quanto ai ricercatori, viene introdotto un sistema di contratti a tempo determinato di sei anni (3+3), al termine dei quali se il ricercatore sarà ritenuto valido dall’ateneo sarà confermato a tempo indeterminato come associato. In caso contrario, terminerà il rapporto con l’università ma il ricercatore maturerà titoli utili per i concorsi pubblici. Lo stipendio che passa da 1300 euro a 2100, dando così valore al merito e arginando la fuga dei cervelli”.

“La lotta ai baroni – dicono i pidiellini – è uno dei cardini del disegno di legge che distingue didattica e gestione, migliorando la governance degli atenei rendendola simile alle esperienze più avanzate: nei consigli di amministrazione siederanno anche dei non accademici, tagliando le unghie ai baroni. La riforma inoltre introduce una distinzione netta di funzioni tra Senato e consiglio d’amministrazione. Il Senato avanzerà proposte di carattere scientifico ma sarà il cda, cui è affidato anche compito di programmazione, ad avere la responsabilità chiara delle assunzioni e delle spese. Verrà istituita la figura del direttore generale, vero e proprio manager dell’ateneo». Altro abbaglio, quello sulle borse di studio: “Sarà costituito un fondo nazionale per il merito al fine di erogare borse di merito e di gestire su base uniforme, con tassi bassissimi, i prestiti d’onore”.

Giovane Italia è in campo da tempo per spiegare la riforma: “Aumenteremo ancor di più i nostri sforzi – affermano – Tuttavia siamo certi che chi all’università va per studiare non si fa attirare da certe sirene, sapendo che la responsabilità è il metodo migliore a ogni livello”.

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