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Isola

Yara: il marocchino accusato d’omicidio nega

Di Redazione5 dicembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I carabinieri in azione

I carabinieri in azione

BREMBATE SOPRA — E’ un marocchino e non un tunisino come trapelato in un primo momento, il giovane di 22 anni accusato dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere di Yara Gambirasio, la ragazzina di 13 anni scomparsa a Brembate Sopra due venerdì fa.

Secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa il giovane sarebbe residente a Montebelluna, in provincia di Treviso. A quanto si è appreso, nel corso dell’interrogatorio sostenuto oggi, secondo le poche indiscrezioni trapelate, il giovane avrebbe “fornito le sue giustificazioni”. In una intercettazione, da cui deriva la sua individuazione come sospetto, il marocchino avrebbe detto: “Allah mi perdoni, non sono stato io”.

L’uomo ha negato ogni addebito. Il provvedimento di fermo è stato motivato anche dal pericolo di fuga. L’ipotesi degli inquirenti è che il marocchino sia coinvolto nella scomparsa della tredicenne e che possa fornire indicazioni utili per chiarire ciò che è accaduto. Massimo riserbo sulla possibilità di altri sospettati.

L’immigrato è in stato di fermo nel carcere di via Gleno, dopo l’interrogatorio a cui è stato sottoposto questa mattina da parte dei carabinieri del Comando provinciale di Bergamo guidati da comandante colonnello Roberto Tortorella e del pubblico ministero Letizia Ruggeri che coordina le indagini. In un primo tempo si era parlato anche del fermo di un italiano, ma la circostanza è stata poi smentita dagli inquirenti.

Intanto le ricerche del corpo della ragazza nella zona dei boschi sopra Ambivere, allargato poi a Mapello e Barzana, sono state sospese a causa dell’oscurità. A Brembate questo pomeriggio è salita la tensione. Davanti alla casa della ragazza scomparsa si è fermato un suv Audi dal quale è sceso un uomo che ha esposto un cartello con la scritta “Occhio per occhio, dente per dente”. E più volte nel paese sono risuonati i “Fuori marocchini e albanesi dalla Padania”, mentre su un altro cartello è comparsa la scritta “marocchini fuori da Bergamo”.

Il sindaco leghista Diego Locatelli intanto cerca di placare gli animi: “La nostra comunità non reagirà mai con una caccia all’uomo, siamo uniti, solidali, abbiamo speranza: non c’è alcun timore. Questo è un episodio ma non è nella nostra natura né in quella della nostra terra. Non c’è una preoccupazione generalizzata ma solo episodica”.

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