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Isola

Yara, il marocchino intercettato: “Allah mi perdoni ma non l’ho uccisa io”

Di Redazione5 dicembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Un furgone esce dal cantiere del centro commerciale

Un furgone esce dal cantiere del centro commerciale

BREMBATE SOPRA — Sarebbe un marocchino e non un tunisino l’uomo catturato dai carabinieri. Certo è che è stata un’intercettazione telefonica a far scattare il blitz dei carabinieri che ha portato al fermo dell’immigrato di 23 anni, con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere, per la sparizione di Yara Gambirasio.

“Che Allah mi perdoni, ma non l’ho uccisa io” avrebbe detto, intercettato al telefono, il marocchino parlando con la fidanzata. Pare che i sospetti si siano indirizzati sull’immigrato quando l’uomo si è assentato dal lavoro nei giorni successivi alla scomparsa di Yara. L’uomo lavorava proprio nel cantiere del centro commerciale di Mapello dove i cani avevano più volte condotto gli investigatori.

Sul marocchino si sarebbe indirizzata l’attenzione degli inquirenti quando l’uomo ha lasciato il suo luogo di lavoro e residenza abituale ed è partito per Genova, con l’intenzione di imbarcarsi sul traghetto diretto in Marocco. A quel punto è scattato il blitz per impedire la fuga. Accertamenti sono tuttora in corso sull’eventuale presenza di complici.

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