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Editoriali

Avanti, Atalanta: fino a Natale servono solo vittorie

Di Redazione5 dicembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Antonio Percassi

Antonio Percassi

BERGAMO – Tre punti sporchi (di fango), pesanti, sudati. Ma completamente meritati, farciti di una superiorità totale su un campo infame e contro un avversario non all’altezza della serie B.

La vittoria dell’Atalanta contro il Portogruaro nella prima (e speriamo ultima) partita giocata allo stadio Mecchia (nella nostra provincia ci sono un sacco di impianti dove giocano i dilettanti nettamente migliori di quello veneto) della storia nerazzurra. Tutto secondo copione, tutto come si voleva e si doveva fare.

Se il risultato è in linea con le aspettative, qualcosa merita di essere scritto pensando alla sofferenza finale. La filastrocca dei protagonisti sarà più o meno questa, nei prossimi giorni. “Campo pesante, abbiamo fatto fatica, la reazione finale del Portogruaro ci può stare”. No, signori. Una reazione simile non esiste in nessuna logica.

L’Atalanta, senza i due bomber stagionali Tiribocchi e Doni, ha preso a pallate l’avversario. Ha costruito un sacco di occasioni, ha spaccato lo 0-0 subito e al riposo era già 2-0. Traversa di Padoin a parte, per arrivare ad un 4-0 o ad un 5-0 (risultato in linea con la mole di gioco prodotta) serviva più cattiveria. Più decisione nella conclusione. Più ardore sotto porta.

Inutile sottolineare qualche nome, la mancanza di cinismo nella fase conclusiva è una costante delle prime 18 giornata di campionato e questo certifica la presenza di un virus pallonaro nello spogliatoio nerazzurro chiamato sufficienza. Già, sfortuna e altre idee bizzarre sulla malasorte lasciamole in un angolo.

Lo vado ripetendo da mesi, sinceramente mi sento pure noioso: a parità di approccio mentale, l’Atalanta non ha rivali. Se i giocatori lo capiscono fino in fondo, se Colantuono lo ficca in testa ai suoi ragazzi la scalata sarà molto meno impervia di quanto le cinque sconfitte maturate nel recente passato possano far pensare.

Questa squadra non recupera mai il risultato ma, soprattutto, pareggia troppo poco. Guardate le statistiche: delle prime sei squadre, i nerazzurri sono quella che pareggia di meno (è successo 3 volte) e perde di più (in cinque occasioni, come la Reggina).

Se i successi sono importanti, il Novara è a quota 12 ma in casa ha un bel vantaggio mentre il Siena se vince a Vicenza arriva a 10 come la Dea, non bisogna dimenticare la continuità. Di andare sotto può succedere, di non recuperare mai invece no: con il giusto approccio, riuscire a conquistare punti preziosi magari su campi difficili può risultare determinante. Visto come c’è riuscito il Siena a Torino? E il Novara a Siena? Non sono dettagli, certi equilibri si mantengono anche e soprattutto riuscendo sempre a fare passetti in avanti quando la vittoria non si riesce ad agguantare.

Sperando che il 2010 si chiuda con due gare ancora positive, Albinoleffe e Padova non sono avversari agevoli ma nemmeno il Barcellona, sarà molto importante capire con quante squadre la Dea si troverà ad affrontare la corsa al doppio posto che manda subito in serie A: oggi sono Siena e Novara, dietro qualcuno può rientrare ma è importante che i nerazzurri restino agganciati e sempre nelle prime posizioni.

Per farlo, servono gambe allenate e testa forte. Serve un approccio sempre al massimo e una voglia di lottare che uomini come Ruopolo e Padoin hanno nel dna. La prova dell’ariete casertano, in particolare, ha dato un segnale che Colantuono non può e non deve ignorare. In attesa di Antenucci (sempre più vicino) la coppia gol per i prossimi 180 minuti dev’essere Ruopolo-Tiribocchi. Senza dubbio.

Sarà importante gestire al meglio la situazione Ardemagni che a Portogruaro ha osservato dalla panchina, capire come mai Talamonti finisce in tribuna da tre settimane consecutive e il motivo che ha spinto Colantuono a mettere in campo un Peluso ancora indietro escludendo Raimondi e spostando Bellini a destra dove non si trova proprio a suo agio.

Sarà altresì fondamentale capire come gestire l’abbondanza a metà campo, il rientro di Pinto, quello di Pettinari. Tutte questioni tecniche, tutti problemi del mister che ognuno potrà commentare e valutare (senza stravolgere la realtà, il rispetto ci deve sempre essere) ma con l’unico obiettivo di andare in serie A.

Fabio Gennari

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