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I Ris trovano tracce al centro commerciale: di Yara? (video)

Di Redazione30 novembre 2010 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
I Ris arrivano al cantiere del centro commerciale

I Ris arrivano al cantiere del centro commerciale

BREMBATE SOPRA — Alle 14.40 una veloce autocolonna esce dal quartier generale della Protezione civile, nell’area del centro sportivo. Sono una quindicina di mezzi. Superano il cancello a forte velocità, sfiorando il piantone, come se dovessero andare di corsa da qualche parte. Quel luogo è il nuovo centro commerciale di Mapello, quello dell’ex Sobea. Anzi, lo scheletro in cemento del centro commerciale che verrà. Una struttura gigantesca, che dista un paio di chilometri dalla palestra dove è stata vista per l’ultima volta Yara, la tredicenne scomparsa nel nulla venerdì scorso a Brembate Sopra.

La strada che conduce al centro commerciale, via Marconi, viene bloccata. Un defender dei carabinieri messo di traverso impedisce il transito. La carreggiata, piuttosto stretta, corre fra campi e capannoni. Chi è cresciuto da queste parti ne ha ricordi sinistri. Evoca prostituzione e anche peggio, costeggiata com’è da immondizia, sterpaglie e radure, da cui spuntano casolari abbandonati, cave e prati incolti.

Duecento metri più avanti c’é l’enorme cantiere del centro commerciale. A questo luogo grigio e livido come il cielo di questo pomeriggio, gli inquirenti sono arrivati attraverso il fiuto dei cani molecolari. Gli stessi che in mattinata hanno trovato in aperta campagna un paio di collant neri. Gli inquirenti li hanno mostrati ai familiari della ragazza, insieme a una scarpa, un cappello di lana e altri oggetti. Nessuno apparteneva alla scomparsa.

La zona del cantiere è off limits per tutti. La cinquantina di operai che era al lavoro è stata mandata a casa senza troppi complimenti. Davanti all’ingresso, uno sbarramento nero di carabinieri in divisa. E un’ulteriore schiera di mezzi della protezione civile a far da barriera. Poco più in là un’antenna per cellulari. Quella di Mapello, a cui il telefonino della ragazzina si sarebbe agganciato prima di ammutolire per sempre.

Dentro il cantiere ci sono i pompieri che dragano pozze d’acqua, e gli esperti. Per tutto il pomeriggio, sempre con l’ausilio dei cani, scandagliano quello spazio enorme, immenso. Senza il fiuto di Joker, scoprire là dentro il corpicino di una bimba di 13 anni è come trovare un ago in un pagliaio. Potrebbe essere ovunque. Fra quegli anfratti scuri, le stanze vuote, le decine e decine colonne di cemento armato, così imponenti, ma piccole se confrontate all’orrore a cui potrebbero aver assistito.

Passano le ore e le telecamere delle televisioni, appollaiate all’esterno, divorano ogni minimo movimento degli esperti sul cantiere. Nel frattempo arrivano gli uomini del Ris, il reparto d’investigazione scientifica dei carabinieri. Si riconoscono dalle tute bianche con cui camminano nell’oscurità che sta calando anche su questo luogo dimenticato da Dio. Presto si accendono le lampade fotoelettriche. Quella cattedrale fantasma di cemento, tetra e immobile, che sembra uscita dal peggiore dei film del terrore, per fortuna viene illuminata a giorno. Si vedono le ombre nere di gruppetti di persone che confabulano. Hanno trovato delle tracce. In serata si saprà che non appartengono alla ragazzina, anche se sono in corso ulteriori esami. In ogni caso l’area viene setacciata in ogni angolo. Anche nel sotterraneo, dove c’è una cisterna. E’ lì che i cani si sono fermati.

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